lunedì 28 settembre 2009

Harem, geishe e kamasutra: in Oriente il sesso è scienza


Se è vero che i costumi sessuali influenzano le società, è ancora più vero che le società - cultura, stili di vita, economia, ecc. - influenzano i costumi sessuali. Harem, geishe, kamasutra sono nati in Oriente, insieme a quasi tutto ciò che consideriamo un erotismo raffinato e voluttuoso. In Occidente, particolarmente in Europa, niente del genere. Come mai? Troppo facile, anche se non del tutto sbagliato, addossare ogni responsabilità al cristianesimo, religione vigilante sulle abitudini sessuali dei maschi quanto delle femmine.
In un fascinoso volume (Segreti d'Oriente, Sellerio, 260 pagine, 12 euro), Antonella Ferrera analizza e racconta desiderio, eros, riti e miti dell'amore nelle principali culture orientali: Cina, Giappone, India, Islam. E' un viaggio attraverso secoli e luoghi, fino ai giorni nostri, pieno di riferimenti letterari e sociologici, di memorie storiche e di documentazioni dell'arte amatoria. Un viaggio che esplora i segreti di un erotismo "silenzioso e docile, ma anche abile e raffinato, esplicito, che fa ancora oggi sognare molti maschi occidentali". I quali maschi occidentali - noi - sono portati a credere che sia il ruolo sottomesso della donna la principale origine dei piaceri d'Oriente.
Invece, proprio i maschi occidentali "non hanno compreso che estasi erotica significa mettere al centro la donna, perché è il suo piacere, il suo appagamento, che porta alla fusione perfetta, all'intreccio ritmico e armonioso dei corpi, dove l'uomo si può sentire un re". In India, del resto, sia l'erotismo sia l'ascetismo si fondavano su tecniche di controllo del corpo - lo yoga - e la danza assumeva un ruolo sacro. Esempio classico della sessualità indiana è il kamasutra (mitizzato quanto poco praticato da noi) antichissimo manuale di comportamento erotico che ignora passioni e sentimenti, dominio virile e pudori femminili, per trarre dai corpi il massimo del piacere.
Ciò nonostante, in mancanza del messaggio cristiano, l'inferiorità della donna in Oriente è sempre stata maggiore, e ha generato, per l'esclusivo piacere maschile, pratiche persino più crudeli della cintura di castità che ebbe tanto successo del nostro Medioevo: come la fasciatura dei piedi in Cina, che riduceva gli arti delle povere vittime a orribili moncherini, "gigli di loto", considerati segni irrinunciabili di sensualità e femminilità: ma che erano anche la prova di un'educazione alla sopportazione del dolore - e quindi di docilità - acquisita fin dall'infanzia. E' una pratica che oggi ci fa, ovviamente, orrore. Ma Sergio Valzania, nell'introduzione al volume, ci induce a riflettere su "alcune pratiche di chirurgia estetica che si vanno diffondendo nella nostra società", sulla ricerca dolorosa di un'omologazione "a un modello di bellezza dato, per raggiungere il quale vengono affrontati sacrifici a volte non indifferenti".
Antonella Ferrera, giornalista, scrive e conduce raffinati programmi culturali per Radio2 e Radio3, fra cui La storia in giallo e rosso scarlatto. E' anche autrice di saggi (tra cui Il fiore e la spada. Zen, Baldini Castoldi Dalai, 2005) e sa come miscelare racconto, storia e informazione in modo mai banale e noioso. E' esemplare la descrizione degli hammam e degli harem arabi, di come i profumi venissero usati per creare un'atmosfera sensuale, con contorno di antiche ricette afrodisiache a base di semi di papavero, zafferano, cannella, e di strumenti di bellezza: il segreto del sorriso bianchissimo delle ospiti/prigioniere nei gusci d'uovo macinati, mentre a rendere le labbra rosse e lucide era il pepe masticato (con chissà quali effetti collaterali).
Quanto al Giappone, è facile capire la sfrenata sensualità di quel popolo - e la magia delle geishe - se si pensa che secondo un mito scintoista il Giappone e tutto il mondo sono nati da un atto sessuale. Un altro libro illustra bene quanto sia diversa l'antica sessualità europea, con ricadute fino ai giorni nostri. Il titolo, quanto mai esplicito è La voglia dei cazzi (Edizioni Mercurio, 142 pagine, 12 euro). Sono una ventina di fabliaux, su circa centocinquanta esistenti, che hanno ispirato i più pudici Boccaccio e Bandello, che esibiscono una sensualità semplice, per non dire rozza, spesso basata sulle dimensioni dell'oggetto, più che sull'erotismo.
So che il titolo farà sobbalzare qualcuno, ma è la traduzione corretta di un fabliau duecentesco in lingua d'oil (Le sohait des vez), che spesso era stato pudicamente tradotto come Il sogno folle. Il nuovo traduttore dell'opera, in un italiano moderno e colloquiale, è il medievista e romanziere raffinatissimo Alessandro Barbero. Il traduttore/curatore ha scelto "di fingere che nell'epoca in cui viviamo né le parole, né le cose facciano più paura, nemmeno nei titoli. Ma sarà poi davvero così?". Già, sarà davvero così? Quanti signori e signore se la sentiranno di aprire, seduti in metropolitana o su una panchina di parco, un libro così intitolato? Nonostante i nostri tempi "liberati" il pudore occidentale di fronte a simili espressioni (e contenuti) è addirittura forse maggiore che in quel medioevo che ci ostiniamo a considerare "buio", anzi solo tenebroso.

da ilgiornale.it

domenica 27 settembre 2009

Tinto Brass al Festival di Venezia: "Ma io non sono cambiato..."


"Nihil umanum mihi alienum puto. Ora che sono stato riammesso nelle sfere dell'alta cultura posso anche permettermi queste citazioni...". Se la ride Tinto Brass, e con la sua risata roca e sincera, che sembra sempre un abbraccio, accompagna il magnifico aforisma di Terenzio ("nulla che sia umano mi è estraneo"), dedicandolo al direttore della Mostra del Cinema di Venezia Marco Muller, che dopo 42 anni gli ha riaperto le porte della più importante vetrina italiana dedicata alla settima arte.
Una decisione da accogliere con entusiasmo, perché rivolta a un autore importante ma spesso emarginato - aldilà degli alti e bassi della sua produzione - per l'atteggiamento politicamente e artisticamente sfacciato. "Muller è quello che si dice un intellettuale illuminato, un ingordo di cinema e di novità. E d'altra parte, se sono stato riammesso, o sono cambiato io o sono cambiati loro: e io non sono cambiato di certo...".
Brass ha presentato alla Mostra il nuovo cortometraggio Hotel Courbet, prodotto da Sky e ispirato al quadro L'origine du monde di Gustave Courbet (appunto), un corto che dovrebbe diventare l'episodio pilota di una serie di sei o dodici short movies erotici, tutti diretti da lui. A Venezia Hotel Courbet è stato inserito nella sezione Questi fantasmi, un contenitore di pellicole sommerse o dimenticate del nostro cinema, per il secondo anno consecutivo nel programma lagunare. Contenitore in cui era presente anche Nerosubianco, proprio il film che a suo tempo costò a Brass l'esilio.
Ma perché, nel 2009, non esiste più una cultura del cinema erotico in Italia, che era invece vivissima 30 anni fa? "Perché sono scomparsi i canali di fruizione. Oggi c'è solo Internet, dove però il discorso sull'erotismo riguarda l'erezione e non l'emozione. E' pornografia industriale che, per carità, va benissimo, ma prescinde completamente dallo studio di un linguaggio. Per fortuna ci sono i DVD, ultima frontiera di libertà, che hanno consentito al mio cinema di rimanere vivo e di circolare nel mondo, superando preconcetti ridicoli con cui spesso mi sono scontrato in Italia".
Da qui il discorso si allarga facilmente alle proteste per i tagli al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) "che trovo ovviamente un provvedimento aberrante, quanto prevedibile, se il ministro Tremonti dice che invece che parlare di questo, dovremmo parlare di polenta. D'altra parte la decadenza del nostro cinema è iniziata quando in Italia produzione e distribuzione si sono trasformati in un duopolio Mediaset-RAI, così che oggi i produttori sono dei semplici passacarte. Una volta si girava di produttore in produttore fino a che non si trovava quello giusto, oggi si può solo scegliere tra le scoreggette di Mediaset e i santini della RAI, come dice Busi".
Tornando al suo ultimo lavoro, chiediamo a Brass come sia arrivato alla singolare scelta di Caterina Varzi, psicanalista e avvocato, come protagonista. "E' una collaborazione che nasce in modo meta-cinematografico. Ho incontrato per la prima volta Caterina nelle vesti di avvocato: doveva redigere un contratto per la pubblicazione di un DVD. Poi il progetto è diventato altro, ed è diventata altro anche lei: non era più solo un'intermediaria, ma anche l'interlocutrice diretta, la persona che doveva intervistarmi per arrivare all'accordo. E' stato l'inizio di una seduzione reciproca, anche se già al primo vederla io ero stato colto dalla Sindrome di Stendhal. E' bellissima. E' la mia musa ermeneutica: non una semplice fonte di ispirazione, ma colei che interpreta le mie ossessioni, che evoca e comprende i miei fantasmi".

da mentelocale.it

giovedì 24 settembre 2009

Nella tua carne


Capace di trasmettere e provocare le emozioni e i sentimenti più intensi e trascinanti, la letteratura è una delle massime espressioni dell'erotismo nella sua estrema policromia di aspetti fisici, psicologici e intellettuali. In questa raccolta di "gioielli proibiti" curata da Giovanni Casalegno, alcuni tra i più grandi autori scelti in un significativo arco temporale tra il '600-'700 e il '900, e non necessariamente soliti alla componente erotica, affrontano questo tema tanto intrigante quanto misterioso in ogni sua possibile rappresentazione, dalle velate allusioni alle manifestazioni più estreme.
Storie di seduttori ma anche di malvage seduttrici, teatrali giochi di specchi che intensificano e prolungano l'estasi dell'atto amoroso, relazioni multiple e ambigue, amori di giovani e di anziani, amplessi rapidi e fugaci, scambi di coppia e travestimenti, feticismo e schiavitù psicologica, sguardi carichi di sottinteso, dolcezza, violenza e vendetta: nulla manca in questa singolare antologia per raccontare i piaceri più proibiti del corpo in un altissimo livello narrativo. Dalla notte di follie raccontata da Dominique Vivant Denon, collezionista e fondatore del Louvre, all'amore lesbico e ai travestimenti della strana coppia del marchese De Sade, dal feticismo del piede femminile del protagonista di Tanizaki al gioco di mani in metropolitana narrato da Cortazar, dalle molteplici e successive situazioni di sesso estremo di De Musset alle donne seduttrici e vendicative di Barbey D'Aurevilly, dalla sconvolgente vicenda eros/thriller di Potocki al rassegnato disincanto sessuale di D'Annunzio, dall'erotismo esasperato del salotto poetico di Gautier all'amicizia tradita dei due fratelli di Balzac, un travolgente viaggio letterario per scoprire le fantasie più segrete dei grandi scrittori in un repertorio di racconti brevi che esaltano oltremodo la grandezza della loro arte.

da voceditalia.it

martedì 22 settembre 2009

Milo Manara, disegnatore, illustratore, a volte sceneggiatore


In una ideale storia figurata del fumetto italiano Manara si presenterebbe con un'immagine alta, imponente, sovrastante su moltissime altre. Indipendentemente dalla sua effettiva stazza artistica non si può non riconoscere a Manara il merito e l'abilità di essere divenuto marchio inconfondibile per l'illustrazione e il fumetto. I prodotti creativi di Manara, per innumerevoli ragioni, sono stati conosciuti e apprezzati anche al di là della cerchia dei consueti appassionati, ottenendo ampi riconoscimenti di pubblico oltre i confini nazionali e soprattutto (o forse prima di tutto) presso gli esigenti lettori transalpini.
Volendo suddividere la carriera di Manara in fasi artistiche ne riconosciamo facilmente almeno tre. Nella prima fase l'autore si accosta, con lo spirito dell'apprendista, alla scuola del fumetto commerciale in cui più alti erano i volumi di vendita e in cui, più facilmente, si poteva inserire un giovane disegnatore: il fumetto porno-erotico.
Nella seconda fase Manara realizza prodotti artistici che si inseriscono in un percorso che propone una nuova concezione del fumetto. Il fumetto, a partire dalla seconda metà degli anni '70, si presenta come strumento artistico adulto e consapevole di sé, alla pari del cinema e della narrativa. Nascono autori finalmente persuasi della possibilità di offrire concezioni artistiche piene e complete, in grado di rappresentare originali concezioni del mondo che possono, di volta in volta, colorarsi di sfumature oniriche, politiche, esistenziali, in una gamma potenzialmente senza fine.
Nella terza parte della sua vita artistica, a partire dalla pubblicazione de Il gioco (1983), le opere di Manara assumono caratteristiche pressoché monotematiche, che cristallizzano le idee dell'artista nelle sue donnine, belle, seducenti, piacevoli ma vuote, prive come sono di sviluppi creativi.
Al di là di queste categorizzazioni rimane il fatto che il successo di Manara è legato alle tematiche che hanno accompagnato tutte le sue fasi del suo percorso artistico e che si possono sintetizzare con il termine "erotismo". Con Manara abbiamo una rielaborazione epocale del concetto stesso di erotismo che, da cupo e onanista che era nella tradizione fumettistica, perlomeno italiana, diviene allegro, provocante ed esibizionista.
Milo Manara, come ci precisa la sua biografia, nasce a Luson, in provincia di Bolzano, il 12 settembre del 1945. Il padre, segretario comunale, cambia spesso città per ragioni di lavoro costringendo la famiglia a frequenti trasferimenti. E' probabile che questa precarietà di luoghi, amicizie e abitudini, sviluppi nel giovane Manara uno spirito avventuroso e itinerante che lo porterà, una volta cresciuto, a numerosi viaggi esotici e che risulterà componente essenziale di moltissime sue teorie.
Manara mostra prestissimo una predisposizione per il disegno e la pittura che lo spingerà a frequentare il liceo artistico di Verona. Nel 1963 consegue la maturità. Più tardi, nel 1968, si iscrive alla facoltà di architettura di Venezia, senza però completare gli studi.
Manara vive pienamente le passioni e le illusioni del '68, aderendo a un'ideologia che sarà componente essenziale di alcune sue opere e che non rinnegherà mai del tutto. La primitiva adesione di Manara al mondo dei fumetti ha anche una valenza ideologica, nel senso che nasce dall'esigenza di abbandonare le "arti della borghesia" per abbracciare un genere artistico alternativo e popolare. Il programma artistico-politico di Manara è quindi ben rappresentato nella sua opera del 1969 intitolata Calcio alla Vacca che raffigura l'artista impegnato a dare un calcione a una mucca che simboleggia l'arte figurativa tradizionale.
Nello stesso 1969 Manara si avvicina al mondo dei fumetti con concrete aspettative lavorative. Grazie alla conoscenza di Mario Gomboli, soggettista e sceneggiatore di Diabolik, viene presentato alla Furio Viano Editore che pubblica da parecchi anni il fotoromanzo Genius, un "nero" nato sulla scorta del successo di Diabolik, Kriminal, Satanik, ecc. Manara, con la collaborazione di Pierenzo Boninsegna e Victor Hugo Arias, contribuisce alla realizzazione di 22 numeri del fumetto Genius.
Renzo Barbieri, uno dei primi editori del fumetto porno-erotico che in quegli anni cominciava a riscuotere notevoli successi, prova a far disegnare a Manara qualche numero di Terror, una testata di successo del sottofilone orrorifico. Emerge così l'abilità del giovane Manara nel disegnare navi e vascelli. Per questa ragione gli è affidato il fumetto Jolanda De Almaviva. La serie, ispirata al romanzo salgariano Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, era partita da poco e faceva fatica a decollare. Nelle mani del nuovo disegnatore la corsara, impudica ma con vocazione all'amore e alla giustizia, acquisterà nuovo spessore e, quasi subito, numerosi lettori e grande successo.
Jolanda è il primo prodotto in cui possiamo vedere all'opera, in completa autonomia, il nostro autore. Manara si presenta come un disegnatore dal tratto molto gradevole ma ancora incerto. Usa la china con molta attenzione e cura, non solo per delineare le figure ma anche per ottenere dei gradevoli effetti di chiaroscuro che offrono alla visione rotondità dimensionale. Nello stesso modo in cui dimostra di saper usare i tratteggi, Manara esprime un'inconsueta abilità nel manipolare i vuoti e gli spazi bianchi per realizzare visioni di effetto. Nel disegno di Manara (e questa sarà una sua caratteristica) i chiari prevalgono sugli scuri. Le dimensioni sono dettate dai brevi confini suggeriti dalle chine, incise in maniera prudente, oltre i quali esplode la luce.
In queste sue prime opere Manara non ha ancora la capacità di descrivere la naturalezza dei movimenti, la morbidezza dei corpi, in particolare quelli femminili, con la maestria che farà la sua fortuna qualche anno dopo. Il meglio lo dà nell'illustrazione di navi e vascelli, raffigurate con un dettaglio minuzioso, davvero inconsueto per un fumetto di questo tipo. In genere anche gli interni sono descritti con cura.
Quel che colpisce nei suoi primi lavori è lo sforzo di non limitarsi a gettare in pasto al lettore disattento stanche e veloci sequenze di corpi nudi, come fa la maggior parte degli autori, anche di talento, per necessità o per caso, prestati al facile mondo del fumetto erotico commerciale di quegli anni. In Jolanda possiamo apprezzare uno studio calcolato delle inquadrature in cui, il più delle volte, vi è una certa attenzione al dettaglio. Nella sequenza che proponiamo troviamo una rappresentazione già sperimentale, con l'uso di effetti al negativo. Per rappresentare le ore dell'alba il nero assoluto di figure su cavalli al galoppo è fatto spiccare su lattei scenari. La soluzione ottiene il risultato di far risaltare lo scenario attorno ai cavalieri in movimento, comunicando, nello stesso tempo, allo spettatore la sensazione della pace della natura che si risveglia lentamente, solo lievemente turbata dalla dinamicità delle figure nere che si staccano dallo sfondo. Manara, con l'inconsapevole sensibilità dell'artista, ci offre, con poche inquadrature, un leggibile metatesto che spiega con chiarezza luogo (lungo un fiume che conduce a una baia) e tempo (l'alba). Lo svolgimento, lento ma progressivo, del continuo temporale è offerta dall'uso sapiente dei neri e degli scuri che evidenziano la luce mentre si impadronisce dell'inquadratura, fino a divenire padrona assoluta, quando si appropria dell'ultima macchia di nero di un vascello alberato, prima in controluce all'approdo, dopo a vele spiegate nel sole.
Manara rimarrà legato a Jolanda fino al 1973, disegnando 49 albi della lunghezza di 114 pagine ciascuno.
L'attività, ripetitiva e stancante, legata alla serialità di Jolanda non soddisfa Manara che, non appena ne ha la possibilità, passa al Corriere dei Ragazzi per cui disegna la serie La parola alla giuria con i soggetti di Milo Milani. Si apre così una collaborazione che proseguirà fino al 1976, quando il Corriere dei Ragazzi si trasformerà nello scipito Corrier Boy.
In questo periodo le esigenze creative di Manara si ispessiscono. L'autore cerca nuove strade, slegate dal fumetto tradizionale, che confluiranno, grazie all'apporto dello sceneggiatore Silverio Pisu, in un personaggio del tutto anticonvenziale: Lo scimmiotto. Inizia così la fase della maturità dell'artista.

da ubcfumetti.com

domenica 20 settembre 2009

I romanzi erotici di Rodesia Vichi


Se desiderate dedicarvi a delle letture erotiche, vi consiglio gli ottimi romanzi di Rodesia Vichi pubblicati dalla Robin Edizioni. Il primo si intitola Mio re dagli occhi belli e il secondo Esibizionista a pagamento.
Mio re dagli occhi belli narra di una tredicenne che si innamora di un ragazzo e che a lui rimane fedele. Se volete è un romanzo che affronta il tema dell'amore e della sessualità in divenire. Soprattutto narra di una ragazza che si definisce "una vergine con le sembianze da pornodiva e i pruriti d'una ninfomane". In Esibizionista a pagamento la protagonista è una donna che decide di prostituirsi. Il linguaggio nel primo romanzo è più delicato e cresce insieme alla protagonista, nel secondo è più esplicito perché, come dice l'autrice: "E' semplicemente perché parlano la lingua del nostro tempo".
Ho letto i romanzi in ordine di pubblicazione (che non so se corrisponda all'ordine di nascita) e, in un certo senso, si completano a vicenda, pur essendo tra loro molto diversi. Ma forse potrebbe essere un esperimento interessante leggere prima Esibizionista a pagamento e poi Mio re dagli occhi belli. La scelta è del lettore. Io posso solo consigliare di leggerli entrambi. Ovviamente si tratta di letture consigliate ad amanti del genere erotico nel senso più schietto e verace del termine, soprattutto per quel che riguarda Esibizionista a pagamento. Mio re dagli occhi belli è un testo erotico, senza dubbio, ma con un respiro un po' più ampio.

da booksblog.it

lunedì 7 settembre 2009

Letteratura ed erotismo, i sedici racconti piccanti di "Nella tua carne"


Dai libertini Vivant Denon e De Sade, ai decadenti Barbey d'Aurevilly e D'Annunzio, al surrealista Mandiargues, alla narrativa del secondo '900 di Brodkey e Cortàzar: un repertorio della narrativa erotica breve che regalerà ogni tipo di piacere.
Storie di seduzioni, di specchi che riflettono e amplificano l'atto amoroso, di accoppiamenti multipli, di schiavitù psicologica e sessuale, di scambi di partner, di amori giovanili e senili; storie di travestimenti e di feticismo, di equivoci e tradimenti; storie di amplessi consumati in palazzi nobiliari o in treno; storie di vendette e di rimpianti, di sguardi o sottintesi, di dolcezze e brutalità; storie che descrivono i piaceri del corpo e arrivano al piacere del testo.
L'unico autore italiano presente nella raccolta di Nella tua carne è Gabriele d'Annunzio. L'autore scrisse molte lettere a Letizia Giupponi De Felici, una delle fanciulle che più ha amato, soprannominata affettuosamente "Melitta". Le lettere, che cambiando stile acquistano il linguaggio tipico dell'epistola familiare, confermano l'immagine di un uomo che riusciva a legare indissolubilmente a sé le persone, entrando nel profondo della loro anima, prima di possedendone il corpo.

da affaritaliani.it

L'amore al tempo della Belle Epoque


Si svolge tutto nella cornice della Parigi inizio XX secolo: città seducente e snodo importante per artisti, moda, teatro e musica. L'arte, nella sua totalità, regna sovrana. Ma Parigi è altrettanto celebre per la bellezza delle sue cortigiane, prostitute di alto livello e abili nell'arte della seduzione e dell'amore, al punto da ammaliare personalità di spicco di tutta Europa.
Tra queste donne bellissime c'è anche Léa de Lonval (Michelle Pfeiffer), che ha ormai già chiuso con il suo mestiere e può godersi la vita. Léa, ancora bellissima, è incaricata da Madame Peloux (Kathy Bates), sua ex collega nonché amica, di occuparsi dell'educazione erotica del figlio, che lei chiama Chéri (Rupert Friend). Léa avvia così l'inesperto ragazzo all'arte amatoria e ben presto ciò che era nato come un semplice flirt diventa un'appassionante storia d'amore. Una relazione che durerà sei anni, alla quale però Chéri dovrà dire addio per prendere in sposa una donna molto più giovane e ricca di Léa. La loro separazione è inevitabile: a dividerli anche la differenza di età, ben venticinque anni.
Il regista Stephen Frears si ritrova a dirigere nuovamente Michelle Pfeiffer, dopo venti anni da un altro film di grande successo, Le relazioni pericolose. Frears le regala un ruolo di primissimo piano perché, sebbene il titolo del film sia incentrato su un altro protagonista, la pellicola è interamente dedicata a Léa, donna bellissima, che ha speso tutta la vita donando piacere agli altri e giunta ora ad aver trovato l'amore troppo tardi. Grande interpretazione della Pfeiffer che affronta il ruolo di una donna spesso perseguitata da crisi e illusioni sulla propria decadenza fisica. A contrapporsi alla maturità che avanza di Léa, il ruolo di Chéri, con la sua freschezza di giovane uomo e una briosa Kathy Bates, bravissima a incarnare la malignità e l'ipocrisia dell'epoca.
Chéri, distribuito in Italia da 01Distribution, risulta nel complesso elegante, cinico, spiritoso, molto british nel suo genere, nonostante sia tratto da un romanzo francese.

da stile.it

venerdì 4 settembre 2009

Il sadomaso è arte... da cortometraggio


Daniele Baricordi, direttore artistico del Bizzarro Film Festival, racconta così l'avventura della sua creatura. "Avvertivo nelle persone appassionate di sadomaso e fetish qualcosa che andava al di là della pratica erotica pura e semplice. Leggendo attentamente blog personali e articoli che gli iscritti pubblicavano con assidua costanza mi resi presto conto che, dietro alla prima occhiata superficiale sui contenuti 'bizzarri' ed erotici, vi erano spesso degli scritti e dei temi che rasentavano la poesia. Vere e proprie mini opere d'arte scritte benissimo. Soprattutto da donne. Una sera mi venne l'idea: e se si organizzasse un festival di corti fatti da 'noi'... un vero e proprio Festival in stile Cannes o Venezia? Io, che venivo dalla pellicola in super8 e dalla moviola a mano, avendo scoperto da poco la meravigliosa tecnologia del digitale, mi rendevo conto che creare dei filmati ben fatti era davvero alla portata di tutti. Incredibilmente mi ascoltarono, soprattutto le ragazze, e il primo Bizzarro Film Festival fu quasi tutto al femminile".
La prima edizione del 2004, nel Cinema Gulliver di Alfonsine vicino Ravenna, fu un piccolo successo. Nel 2005 si fa il bis, a grande richiesta. "Fu così che decisi di uscire dal 'facciamo una roba tra amici' e fondai l'Associazione Culturale Bizzarro d'Autore per tutelare la nostra fatica e le fatiche degli autori iscritti. In cinque edizioni ad Alfonsine, supportati magnificamente dall'impagabile Davide Guerrini, direttore del cinema e presidente del cineclub Kamikazen, abbiamo raccolto una galleria di personaggi, di autori e di amici che, sono convinto, rimarranno per sempre nei nostri cuori. Il concorso, tra l'altro, offre la possibilità a esordienti, appassionati, professionisti e dilettanti di partecipare con pochi soldi (poche decine di euro per l'iscrizione) e fino al 31 agosto dell'anno dell'edizione in corso. Nessun limite se non quello di parlare e descrivere il sadomaso, sia nei colori che nella musica che nelle storie. L'appuntamento con il Bizzarro Film Festival è dunque per il 24, 25, 26 settembre, presso il Locomotiv Club in via S. Serlio 25/2, locale polivalente protagonista degli eventi notturni e culturali bolognesi".
Quest'anno poi si sono aggiunti diversi Premi Speciali: il premio offerto dal Bacaro Sadico, uno dei maggiori siti bdsm, per la migliore colonna sonora a tema, e una sezione fuori concorso con imperdibili gemme (quest'anno saranno presentati, in collaborazione con Rarovideo, i due cortometraggi che Richard Kern girò insieme a Lydia Lunch, la musa dark della No Wave newyorkese). Inoltre proseguirà l'omaggio a Maria Beatty, anche lei proveniente dall'underground della Grande Mela, regista dalla spiccata sensibilità artistica che propone produzioni femminili all'insegna del bdsm di rara intensità e con un gusto estetico unico.

da affaritaliani.it