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Lokman Lam

mercoledì 20 giugno 2007

CHARLIE BROWN E IL MISTERO DEL LESBISMO

In "L'educazione sentimentale di C.B." Margherita Giacobino narra fantasie e giorni di una bambina un po' simile a tante altre. Chi di voi fanciulle ha attraversato tra gli anni '60 e '70 le emozioni di scoprirsi attratta dalle donne o dall'amore, si riconosce nelle appassionate gesta da eroina del sentimento diverso (o forse disperatamente uguale) della protagonista. Come Charlie Brown invaghito e respinto dalla bambina coi capelli rossi, C.B. nasce e cresce da "amante senza speranza" di compagne di classe e poi di docenti universitarie etero o di donne immaginate e bellissime dal nome e fattezze di diafane ed eleganti attrici. Il sogno - che poi è l'illusione comune dell'essere corrisposti da un'anima irraggiungibile - si spezza, anzi si emancipa da se stesso, quando la ventenne accetta, durante una sosta a Roma, le attenzioni di donne "vere", omosessuali, fatte di carne, capelli e odori, abitanti di pensioncine sordide, femmine "possibili" nel fare sesso e nel loro stantio "quotidiano". Nello specifico la scrittrice è stata attenta nel saper amalgamare col resto la materia di questa "vacanza romana" - che originariamente compare come racconto nell'antologia "Principesse azzurre" curata da Delia Vaccarello per Mondadori.
La "discesa" nella realtà continuerà poi per C.B. più che ventenne nel corso di un viaggio avventuroso verso un campeggio marino estivo dove si realizzerà un incontro erotico inaspettato con una ragazza etero. Infine l'obbligatorio rientro al paese d'origine, per la morte - solo poco tempo addietro auspicata - della ottantacinquenne zia Delfina, grande malata e accudita con fatica dalla madre di C.B., si trasforma per la protagonista nell'abbraccio improvviso con "la fine", con la paura angosciata di altre perdite, forse sola tra tutte quella della mamma allora cinquantenne.
Ultima e prima donna la figura materna ancora una volta suggella in una vicenda al femminile la strada della fuga e del ritorno. Del senso di colpa e del senso di liberazione. Della "confessione" cui la mamma risponde: "Lo so".
E' un diario atipico, scritto in seconda persona, a più registri narrativi, con la consueta facilità giacobiniana di stanare immagini in stile verista contemporaneo, forti quando il "parlato" di strada "beat" di un Bukowsky torinese. Il romanzo di formazione poi con naturalezza adotta una scrittura "on the road" e anche una narrazione erotica febbrile e coinvolgente. Ma intensa è pure l'evocazione dell'omonima opera di Flaubert, dove Frédéric vive "amori di testa" e amori da postibolo come C.B. ( i cui postriboli sono gli albergucci o gli autogrill coi bagni del cattivo odore). Frédéric si perde dietro a donne già prese, più grandi di età, che fanno fremere e disperare. I due secoli di storia che separano protagonisti, almeno a livello interiore, non esistano o quasi.
L'ironia di Margherita si stempera tra le righe dell'opera in dolente osservazione: quando descrive i tentativi di C.B. di "provare" un legame etero con Alighiero, sicuro di sé e attratto da una ragazza "diversa" che sembra non volerlo. L'assoluta incomunicabilità tra uomo e donna vissuta come violenza e sorda invasività da una C.B. femminista ha lo stesso sapore del "mistero"... cioè quanto di imprendibile ed elusivo c'è in ogni vita". Che legame intreccia zia Fina nata nel paese vicino a quello delle streghe quattrocentesche oggetto della tesi di C.B. e le streghe stesse? Lo stesso inconoscibile circonda la parola "amore, che esiste, ma non si usa mai".

da gaynews.it

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