
Mistero, perversione, accettazione, pratiche sessuali e ruoli giocati con ammiccante durezza sono gli elementi a determinarne il successo ancora oggi, a distanza di più di cinquanta anni dalla pubblicazione.
"Histoire d'O" è stato pubblicato nel 1954 da Pauline Réage, ma non si ha la certezza né su chi sia "O", tanto meno sull'autrice. Le sue origini risalgono agli anni '40 e '50 in una Parigi colta e ricca; il libro è stato attribuito alla scrittrice sconosciuta Pauline Réage per parecchi anni. Solamente pochi anni fa è stato svelato che la misteriosa autrice era Dominique Aury, che aveva utilizzato un nome di fantasia per la pubblicazione dell'opera. La curiosa storia che si nasconde dietro al libro narra che un importante intellettuale dell'epoca, Jean Paulhan, compagno e collega di lavoro della scrittrice presso le prestigiose edizioni Gallimard, l'aveva provocata sostenendo che nessuna donna era in grado di scrivere un buon romanzo erotico.
La storia testimonia chiaramente il suo clamoroso errore. All'apparire del romanzo, si sono scatenate polemiche e supposizioni di ogni tipo sulla reale identità dell'autore e sulla veridicità della storia. Infatti sin dall'inizio ci si chiede chi sia la protagonista O. Una vocale semplice e tonda che ha incuriosito per anni sia il pubblico dell'epoca e quello contemporaneo. Alcuni hanno individuato come plausibile spiegazione dell'O la parola Oggetto; mentre per altri, sulla scia della fascinazione provocata dall'opera, poteva significare Orifizio. Altra ipotesi, sempre molto possibile, l'uso della vocale come una scelta casuale destinata a spersonalizzare la protagonista. O, come numero anziché di una lettera, il numero iniziale lo zero da cui tutti gli altri prendono origine, il numero nullo che, se associato a una persona, vuole significarne la cancellazione e l'annullamento come essere. Le numerose versioni e interpretazioni sul nome della protagonista sono state senza dubbio alimentate dalla forma e la semplicità della stessa vocale, che prende, nell'immaginario comune, un significato carico di sensualità e rimanda all'idea di un corpo "aperto" e disponibile all'imminente fallazio. Tuttavia, l'autrice, sempre mantenendo celata la propria identità, spiegò poi che si trattava, solamente, dell'abbreviazione di Odile, vero nome del personaggio.
Il mistero che avvolge l'identità dell'autrice, il titolo, si allarga avviluppando anche la storia e i personaggi.
"Histoire d'O" è la storia di una fotografa di moda parigina, che accetta di essere condotta a Roissy, in un castello fuori città, in cui subirà ogni sorta di umiliazioni. La sua scelta è volontaria e fatta con entusiasmo, assolutamente contrastante dalla descrizione della protagonista che viene presentata come una donna indipendente e autonoma. Ciò che O fa è offrire il suo corpo alla violazione sessuale continuata, annullandosi a un rituale inspiegabile che la intriga e la eccita, nonostante le sensazioni di pericolo e di incertezza che la pervadono. Si mette a disposizione, lei con il suo corpo diventando intenzionalmente schiava priva di volontà. Si lascia incatenare, bendare, frustare, e lei O accetta tutto questo come necessario di un percorso di iniziazione per imparare la completa sottomissione, perdendo l'identità e trasformandosi in oggetto di piacere. Un gioco di accettazione che si muove sull'asse della volontà, dall'intenzionale scelta di sottomissione alla totale cancellazione dell'io, mantenendo tuttavia una coscienza negli atti che le vengono inflitti. Infatti è la stessa O che si presta a ogni genere di comando, ordine e pratica sessuale fino ad accettare di venire marchiata a fuoco con le iniziali del suo padrone; impara sulla sua pelle la completa sottomissione. Che in fondo è un'arte.
Un'arte che richiede una dedizione particolare e dolorosa.
O è un personaggio misterioso di cui si sa poco; un personaggio di cui non si conosce la provenienza e della quale non vogliamo conoscere il futuro, una figura senza storia e vero spessore, dalla quale tuttavia si subisce il fascino.
"Histoire d'O" riesce abilmente a infilarsi nelle insenature più segrete e misteriose dell'immaginario di tante generazioni di lettori, uomini e donne, i quali inconsciamente vengono attirati nell'identificazione, erotica e letteraria, all'interno del gioco tra carceriere e vittima. Un'attualità presentata dal libro attraverso le pratiche sessuali, sempre più estreme e vivide, l'oggettivazione del corpo della protagonista, una dichiarazione aperta e spontanea delle fantasie più segrete di generazioni di donne che hanno sognato fruste, corde e manette. Un immaginario ancora presente, modellato su quello che prima era un mondo prettamente maschile: l'uomo dominatore che impone la sua volontà alla donna sottomessa. Forse il modello oggi si presenta con ruoli invertiti, perché la società è cambiata e le fantasie erotiche femminili non necessitano più di combaciare con quelle dell'uomo, ma spesso le sovrastano. La donna vive autonomamente il suo erotismo, si immagina, e spesso lo diventa, dominatrice ed esibizionista.
"Histoire d'O" racconta la storia di un voluto e volontario asservimento, di una carnalità offerta quasi come premio, come materiale da plasmare e utilizzare, di un corpo femminile che si annulla ma attraverso la sua negazione trova la sua riaffermazione.
da culturamedia.it