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Lokman Lam

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lunedì 21 luglio 2008

SESSO, TUTTO DA VEDERE


Hanno la grinta imbronciata e sono diventati ipocondriaci e torvi i vecchi instancabili onanisti degli anni '70, gli anni dell'edizione italiana di Playboy, gli anni del fumetto erotico, della pornografia democratica e del peccato a viso aperto. Eppure, a prima vista, quel loro Playboy era un'oasi giocosa, uno stato di grazia, il luogo buffo delle macchie colorate e delle linee luminose, della natura non ancora contaminata dal chirurgo, della pornografia come stazione di posta di un cammino intellettuale, come riposo dell'intelligenza. E però quelli erano gli anni di Franca Viola, della strage del Circeo, della violenza come concentrato di quelle trasmissioni sessuali che uccisero Pier Paolo Pasolini il 2 novembre del 1975, mentre Playboy in edicola mostrava Ursula Andress "mai così nuda", Playmen spogliava in esclusiva l'attrice televisiva Paola Tedesco, e al cinema arrivava l'attesissimo "Emmanuelle nera" di Albert Thomas (pseudonimo di Adalberto Albertini), seconda prova, dopo il successore di "Amore libero", della bellissima e dimenticata diva indonesiana Laura Gemser, musica di Nico Fidenco. Dunque non fidatevi degli ormai attempati e canuti pornografi che confessano di intenerirsi davanti ai poster erotici di quell'ironico ed elegante giornale che era Playboy.
C'è qualcosa di sfuggente negli occhi umidi che tornano a posarsi sulle playmate d'antan, da Florinda Bolkan a Iva Zanicchi (1979), e le guardano come fossero stampe seppiate ai sali d'argento, antichi gioielli incastonati nella carne viva della liberazione sessuale, dell'homo eroticus, dell'uomo dei piaceri, dell'uomo in rivolta contrapposto all'uomo a una dimensione che era stato denudato non da Angelo Frontoni ma da Herbert Marcuse. Forse più che la storia di una liberazione in quelle immagini c'è la storia di un imprigionamento, sono il laboratorio clinico d'Italia, il luogo in un continuo rilancio, disturbi dell'anima che prendevano la forma di quella briccona di Biancaneve che sfiancava i sette nani usando, nelle pause, il respiro di Eolo per rinfrescarsi, e poi c'erano le labbra a imbuto di Zora la vampira, sino a Frieda Boher che fabbricava golosa un insaziabile Frankenstein della lascivia. In realtà, nonostante le interviste impegnate e l'esibizione delle grandi firme della cultura "antifascista, laica e progressista", Playboy non fu mai, come si pretende, una bomba laser sulla limpidità dei nostri costumi nazionali. Non lo fu perché l'impegno non era vero, e comunque non abbastanza per quella generazione avvelenata dall'ideologia, e non lo fu perché la pornografia in Playboy rimaneva troppo americana e dunque visionaria, pettegola, espansiva e tutto sommato troppo pulita per una generazione che al didietro filosofico di Valentina preferiva le storie di Porfirio stupratore di conigliette.
Più che dal nudo di Marisa Mell, la pruderie italiana si faceva affascinare e scandalizzare dalla bagnina vogliosa e dalla ragazza di campagna che scopre quant'è bello accomodarsi sul water per lasciarsi spiare. A quei tempi i magistrati moralisti consentivano circa un anno di vita media ai giornali più decisamente porno. Sebbene anch'essi ingenui, a differenza di Playboy, erano giornali che non mentivano, non travestivano di cultura gli sfoghi liberatori di un Paese represso dal cattolicesimo più sessuofobico del mondo. E dunque cambiavano testata, quei giornali, ma restavano uguali e il direttore era uno solo, sempre lo stesso per tutti, con residenza - si diceva - a Lugano. Si chiamava Remo Gherardi e ho sempre pensato che non esistesse, che fosse solo un ectoplasma giuridico. D'altra parte posso testimoniare che quei giornali, così diffusi e così avventurosi, furono una risorsa anche per i giovani giornalisti squattrinati. Ne ricordo uno che, durante l'estate del 1975, lavorava, precario come me, nella redazione esteri del quotidiano l'Avvenire. Ebbene, ogni settimana andava, con un'aria più o meno clandestina, in un appartamento di corso Buenos Aires a Milano per ritirare un pacco di foto che, tre giorni dopo, restituiva con una storia di quattro cartelle: decimila lire a cartella. Come pseudonimo, quel mio amico, oggi una firma molto nota e stimata del giornalismo italiano, usava il nome di un suo ex compagno di classe che - ricordava - era un erotomane perché, intervistato dal giornale scolastico, aveva confessato di essersi masturbato sino a sette volte in una notte e di dormire con Playboy sotto il cuscino e un fazzoletto sul comodino.
Comunque gli italiani, già smaliziati, sapevano che la barba non fa il filosofo, perciò accoglievano con benevola ironia le false sembianze di Playboy, sapevano dove trovare la morbosità e pensavano che ognuno è come il cielo l'ha fatto e qualche volta pure peggio. In questo senso, per esempio, i furori liberatori dei giovani italiani entravano in confusione dinanzi ai racconti a fumetti, su "Linus", di Georges Pichard e Wolinski (Paulette si chiamava l'eroina) così abbondanti di fenomenologia sofisticata ma pignola, viscerale ma psicologizzante. Ho un amico, allora marxista leninista, il quale custodisce gelosamente le collezioni di quei Playboy, provenienti da tutta Europa.
L'edizione tedesca, per esempio, era lugubre, professorale e drammatica mentre quella inglese era compassata e professionale, con una punta di dandysmo avventuroso... Neppure i grandi classificatori di fantasmi saprebbero orientarsi in questo labirinto di pulsioni, in questa divina commedia del movimento onanista internazionale, in questa galleria di surrogati cartacei della donna, nella celebrazione in chiave grottesca di quella grande tragedia che spesso era ed è il sesso, soprattutto nell'Italia delle mamme e di Maria. Da noi anche la pornografia, come tutto il resto, aveva bisogno dei colpi di teatro e dunque era geniale e scenografica, magniloquente e calda, passionale, più popolaresca che popolare, ambigua e un po' cialtronesca, come erano appunto, in tutt'altro campo, i libri rivoluzionari dell'epoca. Chi aveva vent'anni nei '70 ricorda bene, per esempio, i libretti divulgativi del compianto, mite professore trotzkista Livio Maitan, che era una specie di contraltare di Lucio Battisti, era il rifugio dei giovani impegnati che, se l'avessero avuta, avrebbero anch'essi offerto la loro "motocicletta dieci hp" pur di far sesso con la donna inarrivabile dei loro sogni, un po' di sesso e basta: giusto "il tempo di morire" (1970). E invece si contenevano di Playboy, che era liberatorio nel senso dello svuotamento di sé, e dell'opuscoleria rivoluzionaria, che era liberatoria nel senso di riempimento di sé perché spiegava il mondo in ottanta pagine.
In realtà moriva, sia negli opuscoli politici sia nella pornografia democratica, l'illusione della ribellione come risorsa, come ricchezza, come pozzo profondo della liberazione e della creatività del '900 italiano. E dunque la sera si cantavano le canzoni politiche, e quelle del già vecchio Fausto Amodei erano le più strambe, soprattutto la ballata del tarlo, il vorace animaletto che aveva "l'idea nobile / di divorarsi tutto quanto in un mobile". Poi ci si tuffava dentro un "Mandel" o appunto un "Maitan", uno dei tanti manuali del pensiero veloce che mettevano i giovani rivoluzionari in confidenza con gli economisti e con le grandi teorie, permettevano loro di sbuffoneggiare su Marshall e sulla Tricontinental, sull'Ufficio Studi della Comit e sulle strategie della Fiat. E infine di notte, molti di questi maschi liberati si rinchiudevano ciascuno nel proprio surrogato snervante, ben lontano dalla donna concreta, dal suo erotismo reale, dalla banalità del suo mistero. Anche se è vero che alla fine la donna fantasma, nelle sue varie versioni di sottomessa, autoritaria, fatale, infernale, educanda, sino alla "macchina da fottere" di Bukowski e alla "liberata" delle femministe, vale quanto le costolette che i cardinali e i preti vorrebbero ancora friggere sulla graticola biblica dei luoghi comuni maschili, e quanto "le belle membra" cantate dai poeti o dai campioni di Sanremo, o ancora quanto le quote rosa della sociologia femminista...
E' una malinconica illusione quella del sesso liberato e oggi, come allora e come sempre, la pornografia è una medicina sintomatica per malati inguaribili. Ma, in quegli anni, come Maitan confezionava trampoli culturali per ragazzi senza gambe e consentiva ai piccoli leader studenteschi di citare la teoria del valore-lavoro saltando la lettura di Marx, così la pornografia di massa confezionava brividi di liberazione, illusioni di maledettismo in molti di quei ragazzi che spesso erano tristi, proprio come il "ragazzo triste" di Patty Pravo, e si portavano dentro quel rapporto tragico con il sesso che ancora oggi periodicamente diventa cronaca nera, sempre sull'orlo di una crisi di nervi, sulla soglia di un collasso psichico e affettivo, di una catastrofe emotiva, di quello splash che ogni uomo nasconde nella sua personale zona proibita, ciascuno con il suo carico di mistero e di normalità. E bisogna dire che quei libretti politici e quei geniali Playboy sono stati - non bisogna credere troppo a chi millanta - i testi di formazione, il pane e le rose di una generazione: "Cosa ha veramente detto Marx" e Carmen Villani: "Il capitale in trenta pagine" e Justine; L?Ubalda e "La distruzione della famiglia"; Gloria Guida e "Servire il popolo"; Nadia Cassini, Orchidea De Santis e la scuola di Francoforte. Per arrivare da un lato ai monaci lascivi, alle amanti lussuriose, alle hostess in preda a furori uterini e dall'altro all'assassinio di Aldo Moro il 9 maggio del 1978 con in copertina Nastassja Kinski fotografata nuda da Angelo Frontoni. Si può rimpiangere quel Playboy edizione italiana? Sicuramente è finita l'epoca della sporcizia sublimata nel racconto, della pornografia come narrazione e come finta rivoluzione sessuale. A nessuno importa più la trama costruita attorno alla sozzeria: meglio vedere subito il fallo gigantesco, il rapporto pervertito, l'orgia, il bestialismo, il sadomaso, il feticismo, il fantasma che c'è nella testa. Ma è anche l'idea di decenza pubblica che è finita.
Ciascuno può privatamente trovare su internet qualsiasi forma di sudiciume, dalla trasgressione allegra alla malattia. E nei quartieri a luci rosse ci sono locali con lunghe teorie di cabine singole nelle quali ci si masturba in assoluta e blindata solitudine, al buio e davanti a un televisore che proietta filmini senza storie, ma classificati per genere.
E forse è meglio che dalla decenza pubblica si sia passati all'indecenza privata, dalla comunità dei viziosi al vizio individuale. E tuttavia si può rimpiangere quel Playboy edizione italiana, anche se certamente sbaglierebbero a riportarlo in edicola. Se infatti gli vogliamo un po' di bene è perché è entrato fragorosamente, come Orlando in un campo di saraceni, nel chiasso e nel fumo degli anni '70, ed è uscito, compostamente, nel 1987, quando era finita la rivoluzione borghese della débauche italiana, in silenzio e dolcemente, come esce una nuvola da un paesaggio.

da velvet.repubblica.it

venerdì 18 luglio 2008

SOGNI BAGNATI, SOGNI FORTUNATI


In inglese prendono il nome di "wet dreams", cioè sogni bagnati. Si tratta di quei sogni in cui, dopo una fase REM contraddistinta da sogni erotici, ci si ritrova ad avere consumato un orgasmo onirico. Il meccanismo di questo fenomeno ha diverse origini. In primo luogo dobbiamo però spiegare come, di notte, nella fase in cui si sogna, il nostro corpo tende a rilassare completamente tutta la sua muscolatura. E' questo il motivo per cui anche mentre si sogna, ci si muove poco o niente e, così facendo, non si mette in pericolo se stessi e i compagni di letto con gesti o movimenti violenti o inconsulti.
Ma se la scarsa attività muscolare ci mette al riparo da movimenti pericolosi, lo stesso non si può dire dell'afflusso di sangue verso i corpi cavernosi. Durante la notte pene e vagina possono essere irrorati di sangue e gonfiarsi, rendersi disponibili per un rapporto sessuale, che si può in alcuni casi, consumare attraverso il sogno. Spesso i sogni erotici rimangono tali. Si avverte l'eccitazione, l'erezione del pene e la lubrificazione della vagina, ma è difficile giungere all'orgasmo.
Ma a volte non è così: il fenomeno, chiamato polluzione, è tipico dell'adolescenza ma può verificarsi anche in età adulta. Il punto è: ci si deve vergognare di un sogno bagnato? Assolutamente no. Si tratta di una reazione fisiologica a uno stimolo che, tra l'altro, viene impartito dal nostro cervello per soddisfare la sfera sessuale, uno degli impulsi primari più legati all'istinto animale. Chi si ritrova in questa situazione non ha nulla da nascondere: al contrario ha molto da mostrare. A se stesso, ovviamente e prima di tutto: l'insoddisfazione sessuale della quotidianità si riverbera nell'immaginario erotico producendo sogni e scariche orgasmiche. Forse sarebbe il caso di smettere di sottovalutare questo aspetto della propria vita e darsi da fare, in modo da poter mutare questi sogni, che tradizionalmente svaniscono all'alba, in realtà.
Durante il sogno la nostra mente parla chiaro: il desiderio sessuale impelle e la mancanza di soddisfazione del medesimo rischia di essere solo motivo di malessere e frustrazione.

da sanihelp.it

venerdì 11 luglio 2008

SCRITTRICI, CALZE A RETE E COTILLONS


Sull'aletta di "Pene d'amore" (Guanda, pp. 216, euro 15,00), sette scrittori maschi lamentano che la letteratura erotica sia diventata un feudo femminile. Sarà anche vero, magari per le stracitate Almudena Grandes e Alina Reyes, ma tante debuttanti italiane a tema carnale in libreria tutte insieme non si erano mai viste.
Carmen Scotti che con "Il vizio" (Aliberti, pp. 206, euro 15,00) recupera la tradizione dei piaceri à la japonaise. Proprio come ne "La casa delle belle addormentate" di Kawabata crea un morboso satiro, il signor Tosi, che visita regolarmente, in un misterioso palazzo nel centro di Milano, un'adolescente in fiore, praticando con lei ogni tipo di esercizio erotico. Ci attende però una seconda parte, meno poetica e più vicina all'attualità, in cui sarà il diario della fanciulla a svelare l'intrigo.
Sulla scia del mémoir estremo anche "Ai miei piedi", della sessuologa Rosella Latella (Ponte alle Grazie, pp. 192, euro 13,00). Protagonista la quarantenne Magalie, moglie fedele e madre premurosa, che si trasforma in "bella di giorno" con inserzioni sui giornali e raccoglie le cronache di formazione sessuale in un journal intime.
Castelvecchi riporta invece in Italia Lola Beccaria, pronipote dell'illustre Cesare, che in "Una donna nuda" (pp. 224, euro 15,00) propone un "ritratto di viziosa" senz'alibi, pronta a compromettere matrimonio e morale per il sesso sfrenato, unico strumento di autentica libertà.
Stessa rivendicazione nel ruspante, e ai limiti del pornografico, "Desideria" (Editing, euro 15,00) della sindachessa di Scorzé Clara Caverzan, in cui esplode la rinascita sessuale di una trentenne provinciale insoddisfatta: è già un caso, con ventimila copie in dieci giorni.

da ilgiornale.it

sabato 5 luglio 2008

I VIZI INCONFESSABILI DEI TORINESI


Giorgio e Chiara, torinesi, 45 anni, vivono in un elegante appartamento in piazza Vittorio, sono sposati da anni, affermati nel lavoro, amano leggere libri e vanno a teatro: i loro vizi in camera da letto, e non, li confessano senza alcuna remora a "Torino Fetish - Torino sadomaso", documentario di Alberto D'Onofrio in onda sul canale satellitare Cult. La coppia racconta davanti alla macchina da presa e dialogando con il regista i propri costumi sessuali molto particolari, a cominciare dagli scambi con altre coppie, nati prevalentemente da incontri e scambi su Internet.
"Il feticismo è un movimento mentale, il sadomaso un'esperienza fisica legata al dolore", dice D'Onofrio. "Questi due mondi sono separati ma a volte convergono. Credo che Torino sia la città italiana più coinvolta in questo movimento underground, ho molto rispetto per i miei personaggi e cerco di descriverli con correttezza". Nei cinquanta minuti di immagini, "cinematografiche" per la qualità voluta dall'autore, Giorgio e Chiara s'incontrano in un fine settimana in campagna con un'altra coppia, sposata, di Roma. "Per quanto riguarda l'ambientazione e le immagini mi sono ispirato al film 'Miriam si sveglia a mezzanotte' di Tony Scott", sottolinea D'Onofrio, in evidenza anni or sono per opere da festival quali "La sindrome del Golfo" e "Il capitano" su Giacinto Facchetti. "Nei racconti dei protagonisti ho cercato di alternare i momenti di adrenalina relativi ai giochi sadomaso messi da loro in pratica a quelli distaccati, in cui narrano le ragioni che li portano a cimentarsi con l'erotismo estremo".
Giorgio e Chiara non sono gli unici "interpreti" del doc: ci sono infatti anche ventenni, seguiti durante un party in una discoteca alle porte di Torino. "E' interessantissimo", dice il documentarista, "vedere come cambia l'approccio: i ragazzi sono molto istintivi, gli altri hanno un atteggiamento più 'studiato'".

da lastampa.it

LA NATURA BISESSUALE DELLE DONNE


Per una donna vedere un uomo nudo è come osservare le immagini dell'Himalaya ricoperto di neve. Insomma, vedere il sesso degli uomini non è poi così eccitante per le donne, che invece trovano più piccante guardare scene di autoerotismo, immagini sensuali o scene grafiche di coppie, etero o gay, che hanno rapporti sessuali.
Lo ha scoperto un gruppo di scienziati del Center for Addiction and Mental Health dell'Università di Toronto, che ha voluto sondare l'universo bisessuale delle donne nordamericane. Grazie al pletismografo, un apparecchio che rivela le variazioni di volume degli arti in funzione del ciclo o del deflusso venoso, gli scienziati hanno mostrato a un campione di donne, video di uomini e donne nudi, in posizioni erotiche e non, per misurarne l'eccitazione genitale.
Così davanti a un uomo nudo le donne rimangono fredde come un ghiacciolo, mentre si eccitano guardando immagini delle donne nude in atteggiamenti erotici o mentre fanno ginnastica (nude).
Dai risultati emersi sembra confermare la convinzione tra i sessuologi americani che la natura della donna è complessa e spesso ambigua. "La ricerca individua un concetto ovvio ma finora inesplorato", puntualizza Josephine Decker, regista di "By the way", documentario sulla bisessualità. "Le donne sono più fluide degli uomini nella loro sessualità".
"Ma attenzione alle facili generalizzazioni", dichiara la dottoressa Meredith Chivers, che ha condotto la ricerca. "Concludere che tutte le donne sono bisessuali in base alle loro reazioni in questo studio trascurerebbe la complessità e multidimensionalità della sessualità femminile".
Quindi secondo la dottoressa Chivers lo studio non dimostra altro che le donne possiedono "una maggiore predisposizione alla bisessualità rispetto al mondo maschile".

da ticinonews.ch

lunedì 23 giugno 2008

EROS A RICHIESTA


Scrive racconti erotici. Su commissione. Studia il gusto del "cliente" per cogliere le aspettative, poi si siede alla scrivania e compone. Pezzi brevi ma folgoranti. Da pelle di velluto esplorata con dolci e lievi tocchi a intriganti slanci di passione, sempre sul filo del garbo romantico. Racconti eccitanti ma non da brivido bollente, talvolta venati di una suspence propiziatoria, altri infilati in trame più goderecce ma di respiro elegante.
Lo stile morbido, che non sfiora mai il torbido e non si aggrappa all'audacia delle parole, regala pezzi di delicatissimo spessore.
Non è un sognatore. E' un giocatore d'azzardo. Sa che i sensi si muovono al semplice soffio delle labbra, basta calibrare tempi e luoghi e scintille... Sa che deve osare senza rischiare troppo, barare talvolta e fare mosse pulite altre. Sembra il piccolo chimico che dosa ogni dettaglio. E sa rendere le pause. Anzi è grandioso nelle pause. In quei secondi di silenzio che corrono tra occhi languidi e assorti mentre le mani esplorano, mentre i corpi si avvicinano. Un maestro nel rendere intatta la musicalità di certi sospiri.
Più che di fantasia pare armato di una lucidità straordinaria che fissa volti, stati d'animo, situazioni in un dipinto perfetto. E' come se scrivesse un copione per attori in cerca di una parte. A portarlo in scena, se saranno bravi, si emozioneranno come fossero protagonisti di una storia reale...

da spagnuoloirene.blog.lastampa.it

martedì 29 aprile 2008

PER L'ORGASMO CLICCA QUI


L'occasione è lì, a portata di mouse. Facile, comoda, pulita, igienicamente garantita, praticamente gratis. Senza tutte le complicazioni e le scocciature della realtà. Nessuna ansia da prestazione, nessuna necessità di intavolare anche il minimo accenno di relazione verbale. Solo consumo. Veloce, immediato, vorace, quasi animale. Forse la fruizione, seduti al computer di casa, penalizza un po' la componente trasgressiva, l'aspetto estetico crolla di fronte al trash dei video amatoriali, ma alla fine che importa? E' tutta una questione di consumo. Di sesso, in questo caso, come di alcol, o di videogiochi, o di shopping, le patologie compulsive più diffuse negli ultimi anni. Solo che, se lo shopping a oltranza mette a dura prova il conto in banca, con la dipendenza da sesso è tutta la sfera relazionale a crollare.
L'ultimo allarme in ordine di tempo arriva da un'inchiesta condotta dalla BBC News fra 43 terapisti inglesi: l'80% degli intervistati conferma che la dipendenza sessuale da internet, quella che spinge le persone a stare davanti al computer per più di 8 ore al giorno, e a compiere fino a 10-12 "atti" sessuali - rapporti in questo caso è termine del tutto fuori luogo - è in deciso aumento. A confermare il fenomeno ci sono i dati del Cedis, il primo centro italiano di ricerca e trattamento della dipendenza sessuale aperto un anno fa a Roma: dicono che il 5,6% degli utenti di internet spende fra le 11 e le 25 ore alla settimana in rete in cerca di materiali porno, mentre l'1% ha una dipendenza grave e una fruizione che sale fino a 35-45 ore. E infatti il sesso su internet è al terzo posto per valore economico nella rete: nel 2006 negli Stati Uniti ha generato guadagni per 2,84 miliardi di dollari.
Altri numeri? Il 12% di tutti i siti è porno, così come il 25% di tutte le richieste ai motori di ricerca e il 35% di tutti i download. Ogni secondo si spendono 89 dollari in materiale pornografico e 28.258 persone lo stanno guardando, quasi sempre dall'ufficio; ogni giorno nascono 266 nuovi siti porno. Ce n'è abbastanza per dire che siamo di fronte a un'emergenza poco appariscente perché consumata in silenzio e in solitudine, ma estremamente subdola perché va a minare non solo i rapporti di coppia, ma la capacità dell'individuo di avere relazioni sane e, nei casi più gravi, di affrontare e vivere la realtà. "Nella pornodipendenza", spiega il dottor Emiliano Lambiase, psicologo al Cedis, "la ricerca di materiale pornografico o di attività sessuali online prende il posto delle relazioni autentiche e degli hobby. C'è un'incapacità di base della persona a esprimere e soddisfare i propri bisogni e le proprie emozioni nelle normali relazioni e attività della vita reale e quotidiana. Il pornodipendente, di fronte a questa incapacità (o comunque difficoltà), si rifugia in un mondo virtuale nel quale i suoi desideri saranno sempre (illusoriamente) realizzati, nei quali il risultato (il piacere fisico) sarà sempre garantito, al contrario della vita reale dove le relazioni sono imprevedibili. Nella rete può fare tutto anche senza l'aiuto o la presenza di qualcuno, si crea un mondo dove il piacere fisico prende il posto della gratificazione emotiva e dell'intimità della vita reale, che vengono vissute come pericolose, imprevedibili, instabili".
Di fronte a questo universo dove si sperimenta un'onnipotenza facile, garantita, gratuita e senza contraddittorio è evidente che nessuna relazione con una persona "vera" può reggere il confronto. E infatti il primo effetto della pornodipendenza si ha all'interno della coppia: chi si accorge del nuovo passatempo del partner sperimenta come prima sensazione la rabbia e la frustrazione per non riuscire a essere all'altezza del "rivale virtuale e perfetto". Dopo un primo tentativo di aumentare l'attività sessuale per cercare di ricatturare un compagno o una compagna sempre più distante, subentra la disillusione, e in molti casi la decisione di interrompere il rapporto. E la rottura di una relazione è un passo pericoloso verso il baratro della dipendenza assoluta, che può portare poi alla perdita del lavoro e all'incapacità di affrontare qualsiasi aspetto della vita quotidiana. Una dinamica alla quale è difficile sottrarsi. Anche perché la patologia non è riconosciuta e sono pochi i centri (e ancora tutti privati) a trattarla. "L'insorgere della dipendenza", spiega ancora Lambiase, "non si definisce infatti in base alla quantità di tempo che si passa davanti al computer, quanto piuttosto alla presenza di conseguenze negative evidenti per la persona e all'incapacità di smettere nonostante queste conseguenze".
In America, come sempre terra di frontiera dei nuovi fenomeni, ci sono già stati casi di dipendenti licenziati per "eccesso di fruizione" di chat porno. Uno di questi ha pure fatto causa, chiedendo un risarcimento di 5 milioni di dollari: il datore di lavoro avrebbe dovuto tenere conto della sua "patologia". Di fronte a questo fenomeno uomini e donne hanno però uno "stile" decisamente differente: "Gli uomini dipendenti sessuali sono più interessati in attività che oggettificano il partner", conferma Lambiase, "come guardare porno, fare voyeurismo o sesso anonimo. Le donne invece sono relativamente più interessate a relazioni romantiche, fantasie, esibizionismo e tutte le attività che forniscono comunque l'illusione di una relazione.
Queste preferenze vengono tradotte su internet in una tendenza per le donne a preferire le chat e per gli uomini la pornografia. Le donne sono meno interessate alle immagini e più a intessere relazioni. Quando mettono in atto il cybersesso lo fanno più spesso nelle chat, dove possono partecipare in conversazioni dal vivo e meno probabilmente scaricano materiale pornografico". Una ricerca della Stanford University conferma in effetti che gli uomini preferiscono l'erotismo di tipo visivo, mentre le donne non possono fare a meno della componente interattica che solo chat o webcam consentono. E infatti c'è un altro dato distintivo fra i due generi: quasi l'80% delle donne che utilizzano internet per approcci di tipo sessuale li concretizza poi con un incontro reale, mentre il 70% degli uomini si limita all'autoreferenzialità e all'asetticità del computer. Le donne insomma tendono a riprodurre con le nuove tecnologie un sistema di relazioni abbastanza tradizionali, mentre gli uomini interpretano già quella che il filosofo ed economista francese Jacques Attali vede come la tendenza di questi anni: "Oggi il leitmotiv è fare tutto da sé", ha detto Attali, che è appena uscito con 'Amours' (Edizioni Fayard), un libro sul tema, "un comportamento dettato dalla logica della società dei consumi. Assistiamo a un'evoluzione profonda della nostra società verso un'apologia della masturbazione. Che è conforme alla società contemporanea e alla solitudine". La rete, e l'interconnessione continua che si crea con gli altri, dovrebbe prima o poi sfociare, secondo il filosofo, anche in un nuovo modello di relazione: in sostanza, se viviamo costantemente connessi a una molteplicità di amici, perché non dovremmo avere anche più relazioni amorose contemporaneamente?
Ma c'è anche un altro aspetto che Attali analizza rispetto al sesso in rete, quello che definisce "il carnevale di internet": il mondo virtuale del web permette infatti di scegliere a proprio piacimento la propria identità e le proprie caratteristiche, favorendo in questo modo i processi di dissociazione. "Ma il pericolo non è solo nella possibilità di far emergere personalità multiple", conferma Lambiase. "Ci si crea un mondo parallelo e la mancanza di contatto fisico induce a credere che quello che si fa non abbia ricadute su chi ci sta vicino". In sostanza, se ti tradisco in chat non lo faccio davvero; se mi limito a vedere le immagini di siti di pedofilia non si può dire che io sia un pedofilo. E le responsabilità individuali evaporano appena si chiude la connessione.
Non che la cybersex dipendenza sia l'unica delle nuove patologie compulsive o abbia alla fine conseguenze diverse dall'assunzione di uno stupefacente. Quello che gli esperti sottolineano è che le caratteristiche di questa pratica (la facilità di accesso, la gratuità, l'assoluta mancanza di rischio sociale) fanno sì che la dipendenza insorga più velocemente e diventi più rapidamente incontrollabile. Le foto sono lì, non c'è neppure il limite concreto della disponibilità economica richiesta per lo shopping compulsivo o per la dipendenza da gioco d'azzardo. Per trattare la patologia, nei pochi centri specializzati esistenti si procede con terapie comportamentali individuali e di gruppo, cercando di portare l'individuo a dare un perché alla sua necessità di pornografia. Perché di fatto il grande contenitore "democratico" della rete, dove ognuno può inserire e condividere il proprio filmino amatoriale, ha ucciso l'erotismo come forma di espressione. Non soltanto l'editoria, che è scomparsa da anni, ma persino il cinema erotico in dvd si sta arrendendo al download selvaggio e alle produzioni "tinello-cucina" messe in rete gratis.
I produttori si lamentano e denunciano siti, che a loro volta si difendono dichiarandosi "non responsabili per l'uso improprio del loro servizio". Ma qui stiamo andando oltre, alle delicate questioni sul rispetto del diritto d'autore e della libertà di espressione su internet. Mentre in questo stesso momento milioni di persone stanno scaricando l'ennesima foto.

da dweb.repubblica.it

lunedì 21 aprile 2008

SESSO E VOLENTIERI AI TEMPI DI VICHY


I manifesti della mostra, un gruppo di ragazze in tacchi alti e vestiti aderenti, con sorrisi da sirene, a spasso con ufficiali della Wehrmacht li hanno tolti ieri. "I parigini sotto l'occupazione" alla Biblioteca storica della Ville de Paris, con le foto inedite di André Zucca, una sorta di Capa vagamente collaborazionista, sta provocando molti guai. Non basterà la censura cartellonistica a spegnerli. Perché i fantasmi della Francia ambigua di Vichy sono testardi. Troppa gente sorridente elegante sdraiata nei caffè, in lieto passeggio, in quelle foto: dov'è la Francia che resisteva, soffriva, preparava la rivincita? Non sta più ritto l'accorgimento con cui De Gaulle l'ha fatta sedere al tavolo dei vincitori: l'oblio cioè del paese, legale e reale, che si rassegnò alla sconfitta e fino al 1944 si mise alla finestra, tirò avanti in attesa dei liberatori. La Resistenza fu eroica ma minoritaria. Rigermoglia storicamente un Paese per nulla trafitto dall'angoscia, che praticava costumi leggeri, picareschi.
Come racconta un libro firmato da Patrick Vuisson, politologo e direttore della catena Histoire: "1940-1945 années érotiques". Sottotitolo: "Vichy o gli infortuni della virtù". Mentre il Maresciallo e il manipolo dei suoi baciapile si affannavano a raccomandare "lavoro patria e famiglia" e le virtuose fatiche riproduttive, c'era una nazione, soprattutto femminile, con il diavolo in corpo. I tedeschi sfilavano impettiti e già orde di fanciulle si pigiavano per ammirare i sensualissimi pronipoti di Odino. Viene a galla una femmina voluttuosa, avida di amori, di canapé e di séparé, golosa di dimenticare saziandosi di baci, di appuntamenti concessi in bisbigli ardenti e di notti indimenticabili, e non solo per ronde naziste e coprifuoco. Non disse Sartre: "Mai siamo stati così liberi come sotto l'occupazione tedesca"? Sartre e Simone de Beauvoir: coppia morganatica che si stremò in quella febbre di piacere e mise a punto, per non perderne nemmeno un goccio, il contratto di assicurazione affettiva che consentiva i tradimenti in funzione di glorie future e comuni.
L'umiliazione della Francia, effeminata e cadente, da parte della Germania giovane e virile, mandò in pezzi "l'ordine morale". Nessuna penitenza, ci si abbandona. E' l'epoca d'oro dei cabaret, nel solo 1941 la geografia parigina si popola di nomi memorabili: Sirocco, Armorial, Paris-Paris, "lupanari Belles Poules", cara a Toulouse-Lautrec; il "OneTwo.Two" con la celebre stanza degli specchi, giù giù fino a quelle per soldati semplici, teutonicamente tutte corredate di indicazioni del più vicino laboratorio profilattico dove presentarsi prima e dopo. La notte metaforica dell'Occupazione si rivela invece concretamente popolatissima di lussurie. Il coprifuoco costruisce nuove intriganti abitudini. Teatri e sale da ballo vendono biglietti cumulativi in cui all'ingresso si aggiunge la camera in un albergo vicino.
I francesi si precipitano nei cinema: 220 milioni di biglietti venduti nel 1941, 310 milioni nel 1943. Ma le "sale oscure" non attirano per i film proiettati: sono luoghi di un anonimato confortevole in cui al prezzo di pochi franchi, meno di una camera di albergo, si può trasgredire allegramente "l'ordine morale". Si diffonde una mappa erotica che corre dal Lynx, dove cala un pubblico di femmine borghesi pronte ad abbandonarsi a preventivati eccessi di debolezza, al Gaumont Palace, "il più grande cinema del mondo", dove un giovane Truffaut andava ad ammirare le femminili espansive a disposizione. E poi c'è la geografia dell'amore sotterraneo, nel metrò diventato obbligatorio per il divieto di circolazione delle auto private, dove ci si bacia, ci si tocca, si fissano appuntamenti. Ma forse aveva ragione Cocteau: "La Francia sotto l'occupazione aveva il dovere di mostrarsi insolente, di mangiare, di sfidare l'oppressore: "Tu mi togli tutto e a me resta tutto".

da lastampa.it

sabato 12 aprile 2008

IN ITALIA ARRIVANO I DISTRIBUTORI DI SEX TOYS MY-YOYO


Da oggi il piacere sessuale è pret a porter!
Appena nati sono già gettonatissimi. Non solo dai gestori dei locali più fashion in tutta Italia che fanno a gara per aggiudicarsene uno dall'azienda My-yoyo, ma soprattutto dai consumatori.
Chic, ironico, elegante, con packaging raffinati e una gamma di prodotti per tutti i gusti e per tutte le tasche: dagli accessori più basic a quelli più lussuosi in metalli preziosi o iper-tecnologici.
"L'idea di affiancare l'azienda in questa nuova iniziativa dedicata alle donne, per quanto potesse sembrare stravagante, ci è piaciuta subito", commenta Andrea Granata, uno dei più importanti PR della nightlife milanese da quasi due decenni e socio del Serendepico in Piazza Castello a Milano, il primo locale a installare un distributore My-yoyo nella toilette delle signore, "Non ci aspettavamo però nemmeno noi un tale successo, pensavamo che per l'Italia fosse ancora un po' presto".
Secondo gli esperti è stato il successo di programmi televisivi come "Sex and the City" a far cambiare atteggiamento alle donne. Ed è proprio in loro che My-yoyo riscontra il suo target privilegiato: principalmente donne con una buona cultura, tra i 25 e i 50 anni d'età, con una buona posizione sociale e una vita sentimentale soddisfacente. Donne consapevoli, sicure, che vivono con naturalezza il proprio corpo e che rivendicano il loro ruolo da protagonista all'interno della propria sessualità. Un successo della marca che mostra una sorta di ribellione delle donne al modello maschile che, troppe volte, ha dato all'erotismo un'accezione pornografica, relegando spesso la donna a uno stato passivo di semplice oggetto di piacere.
I distributori My-yoyo funzionano come un normalissimo distributore automatico di merendine. Basta inserire i soldi, selezionare il prodotto che più piace ed ecco scendere una deliziosa scatoletta fucsia un po' più grande di un pacchetto di sigarette. E' possibile scegliere tra sei diverse tipologie di prodotto: i dadi dell'amore, un elegante vibratore satinato in formato "travel", l'anello vibrante fucsia, il gel lubrificante massaggio corpo, le geisha balls e una deliziosa, nonché stimolante, paperella vibrante waterproof con tanto di boa e swarovski sul becco, perfetta per un bagno hot o in pieno relax, sole o con il partner. Una selezione di giochi erotici diversi per incontrare tutti i gusti.
Nel frattempo, per tutti coloro in attesa che i distributori automatici My-yoyo e le boutique monomarca arrivino sotto casa, è possibile far comodamente, e discretamente, acquisti sul sito http://www.my-yoyo.it/ e in 24 ore riceveranno il loro oggetto di piacere prediletto oppure una nuova arma di seduzione da sperimentare con il partner o, ancora, un regalo bollente ed elegante per una ricorrenza davvero speciale...
Con l'avvento di My-yoyo anche in Italia si sdogana ufficialmente, e per sempre, il concetto di sex toys, che vengono promossi a pieni voti al rango di "accessori per il benessere", facendo cadere una volta per tutte i tantissimi tabù sulla sessualità femminile.

da guide.dada.net

lunedì 7 aprile 2008

L'IMPORTANZA DELL'EROTISMO LETTERARIO


La pubblicazione, nel 2003, del romanzo di Melissa Panarello "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire" ha destato parecchio scalpore nel panorama letterario contemporaneo rinnovando l'attenzione del pubblico per l'argomento dell'erotismo in letteratura.
All'esplosione di vendite di questo diario in cui Melissa P., così si firmava all'epoca l'autrice-bambina di Catania, raccontava le sue prime esperienze sessuali, alla traduzione e diffusione del testo in diversi Paesi stranieri seguirono interminabili polemiche che non ebbero altro risultato se non quello di accrescere la popolarità dell'autrice e la curiosità del pubblico nei confronti di questo libro.
"100 colpi di spazzola prima di andare a dormire" venne definito dai critici del settore un prodotto di scarsa consistenza letteraria e furono in molti ad avanzare l'ipotesi che esso fosse frutto di un'abile strategia di marketing elaborata dalla casa editrice per accrescere il volume delle proprie vendite.
Perché è impensabile, argomentavano i detrattori, che una ragazzina appena sedicenne possa avere alle spalle un'esperienza sessuale così estesa da fare invidia a quella di una navigata pornostar.
Le critiche, come già detto, non arrestarono minimamente le vendite del libro in questione né riuscirono a scalfire la popolarità della giovane Melissa che, ormai maggiorenne, svelava la sua identità ed era spesso ospite di noti programmi televisivi per concedere interviste e per pubblicizzare l'opera che, nel frattempo (2005), aveva addirittura avuto una trasposizione cinematografica di scarso successo.
Questo recente fenomeno letterario offre sicuramente uno spunto per individuare quel filo invisibile che unisce (ma a volte sarebbe più giusto dire "decrèta") il successo di un racconto al tema dell'erotismo.
Fenomeno che è facilmente riscontrabile in altri prodotti artistici, come il cinema e la televisione ad esempio, dove le scene di sesso servono spesso a catturare l'attenzione degli spettatori su storie che, senza di essem sarebbero probabilmente giudicate fin troppo banali.
L'erotismo in letteratura, in particolare, occupa da sempre un posto rilevante e i testi incentrati su questo argomento hanno raggiunto, in alcuni casi, la statura di veri e propri classici.
Il "Kamasutra" ad esempio, scritto in India nel IV secolo d. C., è considerato il più antico trattato a sfondo erotico che sia mai stato scritto ancora oggi, oltre 1500 anni dopo la stesura della prima copia, continua a essere il testo per antonomasia della letteratura erotica ed è diffuso in tutto il mondo.
Troppo spesso si attribuisce un'importanza eccessiva alla seconda parte di quest'opera, attribuita a Vatsyayana Mallanaga, riguardante le posizioni dell'atto sessuale e restano invece sconosciute le altri parti del libro, sette in tutto, che affrontano varie problematiche: dai metodi di corteggiamento, ai comportamenti più consoni che una moglie deve adottare, alle sostanze cui è riconosciuto un potere afrodisiaco.
Certo è che il tema dell'erotismo, nel corso dei quasi due secoli che separano il "Kamasutra" da "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire" ha rappresentato in ambito letterario un filone ricchissimo per la sua capacità di incuriosire e di, è proprio il caso di dirlo, sedurre la fantasia dei lettori.
Vale la pena di citare un altro fenomeno letterario che, a metà degli anni '30 del '900, si rivelò con forza.
Si tratta del romanzo dello scrittore americano Henry Miller "Tropico del cancro", pubblicato nel 1934.
Miller, in questo testo ambientato a Parigi nel 1930, compie un resoconto prevalentemente autobiografico della vita bohemiènne che caratterizzava a quel tempo la vita dei numerosi artisti che affollavano le strade della capitale francese in cerca di un improbabile successo.
Al lettore, tra le pagine di "Tropico del cancro", venivano presentati una serie di personaggi che conducevano vite caratterizzate da una costante incertezza e che sperimentavano quotidianamente stenti e fatiche.
Uomini disperati che cercavano una redenzione attraverso le vie dell'arte e che, nella maggior parte dei casi, erano abbrutiti dalla vita che avevano scelto di condurre e inevitabilmente finivano con l'essere disprezzati dalle altre persone.
Essi univano i loro destini a quelli di persone che, analogamente, sperimentavano le stesse sofferenze e soffrivano dell'analoga incertezza a proposito del proprio futuro.
Anche gli incontri sessuali, descritti molto coloritamente nel testo da Miller che riserva alla parte erotica una parte consistente del racconto, si svolgono in modo superficiale, spesso brutalmente e si presentano quasi come atti liberatori di energie inespresse e frustrazioni dolorose subite dai protagonisti di "Tropico del cancro".
Altro prodotto di indiscutibile valore all'interno della cosiddetta letteratura erotica è rappresentato dal romanzo dello scrittore russo Vladmir Nabokov "Lolita" (1955).
E' forse l'opera che maggiormente si accosta, in virtù della vicenda narrata, al recente "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire" di Melissa Panarello.
Anche se in questo romanzo è il professor Humbert a raccontare le vicende è infatti il personaggio di Dolores, la Lolita del romanzo che assomiglia al primo amore di Humbert, a rivelarsi il personaggio di maggior spessore dell'opera.
E' anch'essa, come Melissa, una bambina che con il suo atteggiamento malizioso, supportato dall'avvenenza del proprio corpo precocemente maturo, prova piacere nel conquistare uomini più vecchi di lei, come il professor Humbert appunto, assoggettandoli a suo piacimento.
Anche questo romanzo, come avvenuto di recente per l'opera di Melissa P., ha avuto una traduzione cinematografica nell'omonimo film del 1962, intitolato appunto "Lolita", a opera del celebre regista statunitense Stanley Kubrick.
Tale adattamento cinematografico, seppur realizzato da un autentico genio della macchina da presa come Kubrick, non ha saputo riproporre efficacemente nemmeno in questo caso l'erotismo e la carica di sensualità presenti nelle pagine della versione cartacea di "Lolita".
La stessa carica che sicuramente, e indipendentemente dalle accuse di non-autorialità avanzate nei confronti della giovane scrittrice siciliana, è presente in "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire".
Una caratteristica che indubbiamente ha influito sul successo di questo libro che si è assicurato un posto rilevante nella letteratura erotica degli ultimi anni.

da culturamedia.it

martedì 1 aprile 2008

HO DETTO DI NO QUINDI LO VOGLIO


Ogni volta che si sfiora l'argomento delle fantasie erotiche femminili, salta sempre fuori il tema del desiderio di subire una violenza sessuale. Il che appare ovviamente come un controsenso, dato che la stessa violenza sessuale rappresenta il primo timore di ogni donna. Come è possibile allora conciliare timore e desiderio? E in questo modo, cioè evidenziando il fatto che esiste un desiderio di questo genere, non si finisce con il legittimare, in qualche modo perverso, l'azione dello stupratore?
La risposta a queste domande viene da uno studio pubblicato sul Journal Sex Research da parte di JW Critelli dell'Università del Texas. Secondo quanto affermato da Critelli il desiderio sessuale legato alla violenza non sarebbe in realtà veramente tale, ma deriverebbe dalla necessità di una espiazione. Insomma: nel desiderio di violenza la componente di eccitazione sessuale, per così dire, sarebbe minoritaria rispetto a un'altra componente, quella della punizione, che evidentemente la donna autrice di queste fantasie si porta dentro, forse come conflitto infantile non risolto.
A prescindere però dalle motivazioni profonde che portano a questo desiderio, possiamo senz'altro dire che in realtà nessuna donna desidera realmente subire una violenza. E che anche nelle situazioni in cui il sesso viene vissuto con maggiore impeto, partecipazione e magari ci si concede anche qualche gesto apparentemente violento, esiste un confine, sottile ma presente e inviolabile, che si basa sulla complicità e sulla fiducia. Quindi la contraddizione tra desiderio e paura è solo apparente. Ed è la paura della violenza, la realtà del pensiero di ogni donna.

Normalmente si ha la sensazione che il sesso estremo sia per persone forti, sicure di sé, che vivono una vita al di là di ogni timore e insicurezza. Del resto si tratta di esperienze hard, in cui talvolta non ci si sottrae al gioco erotico che può anche prevedere il ricevere o l'infliggere dolore. Ma non sempre è così. E uomini e donne che magari in privato amano fruste e completi in pelle o in vinile, nella vita normale possono essere timidi, riservati, ossessionati dal proprio stato di salute.
Lo spiegano gli esperti psichiatri del Cornell Medical Center dell'Ospedale di New York, che hanno avuto modo di osservare come tra i malati di ipocondria, cioè quel disturbo del comportamento per cui il soggetto disturbato è fisicamente sano ma convinto di essere affetto da gravi patologie, ci fossero in percentuale molte persone con abitudini sessuali di tipo sadomaso.
Questo strano mix tra sessualità estrema e malessere psicologico non poteva passare inosservato e a questo proposito è stata proposta la seguente teoria.
La sessualità estrema potrebbe essere una sorta di espiazione rispetto a un malessere che viene dall'infanzia, forse come tentativo di sublimare le punizioni vissute in tenera età. E allo stesso tempo l'ipocondria come forma di autopunizione ulteriore per la propria condotta sessuale, vissuta come necessaria ma allo stesso tempo estrema e quindi non moralmente accettabile.
Il punto, quindi, è il seguente: bisogna curare solo l'ipocondria per permettere una vita sessuale libera, benché estrema? Oppure si deve intervenire sulla radice, cioè sui conflitti che poi si riverberano sulla sessualità, al fine di guarire l'ipocondria? Forse la scelta più rispettosa della libertà personale spetta proprio al paziente.

da sanihelp.it

lunedì 24 marzo 2008

LA CINTURA DI CASTITA'? E' PIU' ATTUALE CHE MAI


Cintura di castità vendesi. Eventualmente su misura. Chi pensava che lo strumento caro alla letteratura erotica di Boccaccio e del marchese De Sade fosse confinato solo nei musei rimarrà di sasso. Ma è pura realtà. Il medioevo, ricco di aggeggi strani e ingegnosi, è ancora qui e oggi.
A Roma uno scultore, Angelo Camerino, 70 anni e passa, casa e studio alla Romanina, ne ha fabbricate e vendute a decine in questi ultimi anni. A questo - diciamo - hobby, si è dedicato nel tempo libero dagli impegni artistici. Ordini in particolare ne ha ricevuti dall'Olanda e dagli States. Ma soprattutto dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi, dove pare sono andate a ruba.
In lamiera d'acciaio, foderate di cuoio e raso all'interno per evitare fastidi e pruriti, robusto lucchetto a prova di scassinatori sul davanti, da indossare tranquillamente sotto i jeans o la gonna, Camerino, in attesa di nuovi ordini, ne ha da parte un paio. Le tiene tutte lucidate, in bella vista nello studio. Hai visto mai che qualche moderno guerriero dovesse andare a fare per sei mesi il mercenario o il body-guard in paesi lontani?

da ilgiornale.it

domenica 16 marzo 2008

ALFABETO SESSUALE


Si tratta dell'omosessualità femminile, ovvero dell'attrazione erotica e sentimentale tra due donne. Il termine deriva dall'isola greca di Lesbo dove la poetessa Saffo, che la tradizione vuole dedita a questo tipo di amori, guidava una raffinata scuola per ragazze in cui insegnava la musica, la poesia nonché il modo di comportarsi e di muoversi nel mondo della cultura. L'omosessualità femminile (come quella maschile) esiste dunque da tempo immemore e non ha mai cessato di essere oggetto di discussioni e divergenze. Di solito meno appariscente di quella maschile, è più spesso permeata di risvolti affettivi e sentimentali.
L'intimità tra donne è sempre stata molto più accettata nella nostra società occidentale di quella tra uomini: due ragazze che vanno a braccetto o che si baciano, che dividono lo stesso appartamento non creano allarme o scandalo. Il lesbismo a volte può restare latente o inconscio e accompagnarsi però di frequente a difficoltà di rapporto con l'altro sesso - non solo a livello sessuale, ma anche affettivo. Altre volte invece, viene vissuto in maniera manifesta nelle relazioni omosessuali occasionali o durature. In realtà non esiste una così netta demarcazione tra l'eterosessualità e l'omosessualità. Infatti, nella vita di una persona, si può verificare una temporanea attrazione nei c onfronti di persone dello stesso sesso, legata ad esempio a una fase dello sviluppo, come la prima adolescenziale, ed evolversi in seguito nell'orientamento eterosessuale. Oppure, anche donne adulte eterosessuali, in situazioni particolari in cui sono impossibilitate ad avere contatti con il sesso maschile per tempi prolungati, potrebbero avere relazioni omosessuali per poi riprendere i rapporti eterosessuali una volta che le condizioni di limitazione siano venute a cessare.
E' importante sapere che l'orientamento sessuale non è qualcosa che si sceglie e si decide con la volontà. I fattori che determinano, nel corso dello sviluppo psicosessuale, l'orientamento omosessuale non sono ancora del tutto accertati. Ci sono sia ipotesi di natura biologica che di tipo psico-relazionale.
L'orientamento sessuale definitivo di una persona dipende comunque dalla complessa interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali. Il rapporto lesbico come idea attrae spesso anche gli uomini, nel senso che molti trovano eccitante vedere l'atto sessuale tra due donne e questa "scena" ha in genere un suo spazio nelle fantasie erotiche maschili e nelle produzioni pornografiche.

da repubblica.it

sabato 15 marzo 2008

COME E' HARD IL SESSO NELL'ANTICO TESTAMENTO


Negli anni '70, all'epoca della liberazione sessuale, in America uscì un manuale intitolato "The joy of sex", che descriveva minuziosamente tutti i modi per ricavare il massimo della gioia da questa fondamentale attività umana. Diventò un best-seller mondiale. Adesso arriva nelle librerie del Regno Unito un volume che riecheggia quel titolo, con una provocatoria aggiunta: si propone infatti di narrare la gioia del sesso "nell'Antico Testamento".
Di gioia, per la verità, nel libro sacro di ebrei e cristiani, non ce n'è tanta, perlomeno collegata al sesso; ma di quest'ultimo, in effetti, se ne può trovare in abbondanza. Sebbene sia improbabile che un parroco vi dedichi ampio spazio durante le lezioni di catechismo, la Bibbia, o meglio l'Antico Testamento, narra di incesti, bigamia, stupri, mutilazioni corporee, infedeltà e amore - inteso come "fare l'amore" - in tutte le salse.
Prendendo lo spunto da questa circostanza, generalmente trascurata dai credenti, un docente della Bangor University del Galles, il professor Nathan Abrams, di origine ebraica ma laico, ha scritto per l'appunto un libro sull'argomento, "Sex and the Jews" ("Il sesso e gli ebrei" - per quanto avrebbe potuto includere nel titolo anche i cristiani). O per essere precisi, è stato il curatore del libro, affidando la stesura dei vari capitoli a colleghi, esperti e rabbini.
Uno di questi, un accademico americano, Jay Michaelson, scrive per esempio un saggio su se stesso, cercando di spiegare come è possibile essere contemporaneamente gay ed ebrei ortodossi, nonostante il noto passo dell'Antico Testamento in cui si afferma che gli uomini che vanno a letto con altri uomini dovrebbero venire uccisi. Un altro, Geoffrey Dennis, rabbino del Texas, esamina minuziosamente i passaggi di "teologia eretica", ovvero dei numerosi punti dell'Antico Testamento che affrontano il tema del sesso.
C'è la celebre storia di Onan, fulminato da Dio per avere "sparso il proprio seme" anziché averlo usato per dare un figlio alla moglie di suo fratello, precedentemente ucciso per aver peccato: un episodio diventato nell'educazione religiosa e nel linguaggio comune sinonimo della condanna della masturbazione, anche se dal racconto biblico sembra in verità di dedurre, scrive il rabbino, che Onan si fosse limitato a un "coitus interruptus" piuttosto che al cosiddetto "vizio solitario".
C'è Tamara, che finge di essere una prostituta per sedurre Giuda. C'è Amnon, figlio di re Davide, che stupra Tamara quando lei rifiuta di giacere con lui. C'è Dina, figlia di Lea e Giacobbe, violentata da Shechem. C'è Lot, che dopo essersela spassata nella peccaminosa città di Sodoma, viene ubriacato e sedotto dalle proprie figlie. C'è Davide, che va a letto con Betesda, e poi ne fa uccidere il marito in battaglia per poterla sposare. C'è il saggio Salomone, che accumula un harem di 700 mogli e principesse, più 300 concubine. E così via.
"Non sono un teologo e non parlo a nome di nessuno", dice il curatore del volume Nathan Abrams al quotidiano Independent di Londra, che ieri ha pubblicato un'anticipazione del suo libro. "Vorrei solo aprire una franca discussione su questioni che finora non sono state discusse in dettaglio", cioè sull'atteggiamento scioccante e repressivo, spiega, del Dio dell'Antico Testamento in materia di sesso. L'Independent ricorda in proposito che quando lo scrittore Evelyn Waugh si ritrovò intrappolato in Europa durante la seconda guerra mondiale insieme a Randolph Chirchill, figlio del premier Winston, gli diede da leggere la Bibbia per "passare il tempo" e Churchill junior "ne fu visibilmente eccitato".
Per tacere del protagonista del romanzo Anthony Burgess (e del film ricavatone da Kubrick) Arancia Meccanica, che rinchiuso in carcere per curarsi dalle sue devianze sessuali si procura una copia della Bibbia e sogna scene a occhi aperti, mentre i suoi guardiani credono che stia finalmente diventando un bravo cristiano.

da repubblica.it

mercoledì 27 febbraio 2008

CINQUE CONSIGLI PER SCRIVERE RACCONTI EROTICI DI SUCCESSO


Confessiamolo, tutti prima o poi vogliono scrivere un racconto erotico, se non altro per attirare un po' di accessi sul proprio blog.
E allora, guardando in giro e leggendo alcune cose, mi sono chiesta, se si vuole scrivere un racconto erotico, perché scriverlo brutto?
Anche se si tratta di un'esperienza singola, tanto vale impegnarsi e scriverne uno bello e curato.
Così, alla luce di esperienze raccolte nel passato, vi lascio qui di seguito 5 personali suggerimenti per scrivere un racconto erotico di successo.

1. Non parlate subito di sesso
Un racconto erotico funziona nel momento in cui si riesce a far "emozionare" il lettore senza aver ancora parlato di scene esplicite di sesso. Raccontate i pensieri, i particolari, sbirciate dal buco della serratura, ma non iniziate parlando di sesso.

2. Scegliete con cura i personaggi
I protagonisti dei racconti erotici devono essere fantasiosi. Il lettore è stanco della segretaria sulla scrivania o del medico con la paziente. Anche perché sono praticamente irreali. Vanno alla grande gli amori gay, ma mi raccomando: due donne/due uomini che fanno quello che voi scrittrici/scrittori non fareste sono poco credibili. I personaggi devono essere ispirati a persone vere. Anche a se stessi, ma si corre il rischio di strafare. Scegliete l'amica più vicina o quel collega che conoscete bene e narratelo in situazioni soft, immaginare persone esistenti in atteggiamenti erotici evita di cadere nel banale o nell'eccessivo. E aiuta la creatività.

3. Luoghi e contesti
La scena erotica non ha necessariamente bisogno di un letto, né tantomeno di posti strani come un cimitero. La scena erotica è ambientata dappertutto, ma è preferibile anche in questo caso rendere il luogo credibile. Pensiamo sempre al nostro collega o alla nostra amica, e immaginiamoli coinvolti in una scappatella. Dove andrebbero? Le storie che potrebbero essere vere sono anche le più appassionanti. Evitate i luoghi comuni (niente bagni di aerei o ascensori affollati, non se ne può più).

4. Ricchezza di particolari e il tempo di contorno
Riuscire a dare un'identità a un personaggio e comunicare la situazione con ricchezza di particolari è fondamentale. Non esagerate però, raccontare troppo accuratamente anche le cose davvero inutili è deleterio per il racconto e per la lunghezza. Concentratevi sui particolari che possono aiutare a coinvolgere il lettore: una ragazza che si trucca davanti allo specchio può diventare molto sensuale. Non fate le cose di fretta per arrivare subito al sodo, d'altronde l'esperienza insegna che neanche nella realtà funziona proprio così... Prendetevi tempo nella storia, date tempo ai personaggi di vivere, di fare qualcos'altro oltre l'atto erotico, di pensare, emozionarsi, parlare, cantare e farsi la doccia.

5. Una lunghezza media e un finale adeguato
Il racconto erotico se troppo corto diventa troppo veloce nella scena erotica, se troppo lungo annoia e disperde l'attenzione. Cercate il giusto mezzo, anche in relazione alla complessità della storia. Alla fine niente finale shock o "ad libitum". Che il finale sia adeguato al tenore della storia. Se si tratta di un thriller erotico non potrete finire con un anello di fidanzamento (se è avvelenato, però, vale), se si tratta di una storia particolarmente dolce e sensuale non potete finire con l'assassinio. Insomma, un finale adeguato che sia davvero un finale (niente storie aperte, nell'erotico lasciano delusi) e faccia contento il lettore.

da booksblog.it

mercoledì 13 febbraio 2008

I BACI PIU' BELLI


Diciamo la verità: quando pensiamo al bacio in narrativa, in poesia, a teatro, per lo più i nostri ricordi scolastici s'addensano intorno a due passi che, negli anni belli, furono per noi "canonici": il carme 5 di Catullo, con quel suo vitalistico richiamo a una pratica gioiosamente iterata ("dammi mille baci, eppoi cento - poi altri mille, poi daccapo cento, - poi mille altri ancora, e cento daccapo..."); e il requentatissimo canto V dell'Inferno dantesco, con quel bacio proibito, sollecitato dalla lettura del peccaminoso libro arturiano "Lancelot" ("Quando leggemmo il disiato riso - essere basciato da cotanto amante, - questi, che mai da me non fia diviso, - la bocca mi basciò tutto tremante..."): squarcio mirabile, che ciascuno di noi riviveva nei panni di Paolo, mentre Francesca non era nostra cognata, ma la ragazza del nostro migliore amico. Molti di noi - gli avvocati, gli ingegneri, i medici - non sono mai andati, com'era giusto fosse, molto più in là: mentre quelli che, nella muta e cupa disperazione dei genitori, hanno scelto la deprecabile carriera dei letterati hanno scoperto che di baci è trapunto l'intero arazzo delle letterature occidentali.
Lasciamo stare la Bibbia e il "Cantico dei Cantici" (siamo comunque al X secolo a. C.: "Mi baci coi baci della sua bocca...!"), giacché ci hanno spiegato che la trascinante sensualità nuziale di questo splendido poemetto amoroso è allegoria degli sponsali tra Iahweh e Israele): ma in Grecia, alle spalle di Catullo (che visse e scrisse nel I secolo a. C.), la lirica erotica diede frutti così copiosi e mirabili che la sola difficoltà è scegliere. Ma basti un esempio: quello di Bione di Flossa (siamo nei pressi di Smirne, alla fine del II secolo a. C.), a cui è attribuito uno stupendo "Lamento per Adone" in 97 esametri. A piangere l'amato, bellissimo semidio ucciso, è Afrodite, che corre disperata per i boschi: "Svegliati un poco Adone, dammi l'ultimo bacio, - baciami tutto il tempo che è vivo il tuo bacio, - finché esali il respiro dalla tua bocca e il tuo spirito - passerà dentro di me, finché avrò munto - il dolce filtro e bevuto il tuo amore, e custodirò questo bacio - come lo stesso Adone...". Se, invece, trascorriamo alla cosiddetta poesia greca dell'età imperiale, ci imbattiamo nella "Mùsa paidiké" (la poesie pederastica) di un notevole lirico come Stratone di Sardi (un Sandro Penna o un Kavafis negli anni dell'imperatore Adriano), che nei suoi cento epigrammi omoerotici esalta il bacio tra l'adulto e l'adolescente: "Morto ti faccio coi baci? La credi un'ingiuria codesta? - Fammi pagare il fio: baciami tu!". E ancora: "Io non ho voglia, e mi baci; ti bacio che tu non hai voglia. - Fuggo? Sei buono. Incalzo? Sei cattivo".
Nel '300 italiano, tra il 1348 e il 1353 vede la luce il capolavoro della nostra novellistica (e di quella europea), il "Decamerone" del Boccaccio. In quelle cento novelle di baci v'è profusione: ma il più bello, a nostro avviso, perché il più toccante, resta quello del bolognese Gentile de' Carisendi. Ha sempre amato, e rispettato perché sposa di un altro, Caterina di Nicoluccio Caccianemico: per cavarsela dal cuore, ha accettato di trasferirsi a Modena come podestà: là apprende che è morta improvvisamente, e decide allora di recarsi a renderle l'estremo omaggio: "E questo detto, essendo già notte, dato ordine come la sua andata occulta fosse, con un suo famigliare montato a cavallo, senza restare colà pervenne dove seppellita era la donna; e aperta la sepoltura, in quella diligentemente entrò, e postolesi a giacere allato il suo viso a quello della donna accostò, e più volte con molte lacrime piangendo li basciò...".
E' una situazione echeggiata da un grande inglese, che non sapeva l'italiano, ma aveva un astigiano come suo consulente personale, un tale John Florio: vogliamo dire William Shakespeare: "Occhi, guardate per l'ultima volta! Braccia, prendete il vostro ultimo abbraccio! E labbra, voi, porte del respiro, suggellate con un giusto bacio il contratto senza termine con la morte ingorda...". E' Romeo, penetrato nel sepolcro dei Capuleti, nel cimitero di Verona, dinanzi a quello che egli crede il cadavere di Giulietta. La tragedia shakespeariana che ha varie fonti italiane alla sua base, dal piemontese Bandello al veneto Da Porto, è ascrivibile al triennio 1594-97.
Sono gli anni in cui fa le prime prove, tra la natia Campania e il Lazio, uno spregiudicato napoletano, presto destinato a divenire uno dei maggiori lirici del Barocco europeo, Giambattista Marino. Sensuale nella vita e nella lirica, Marino sfoggia una sfacciata propensione a disseminare di baci le esaltanti nudità delle amate, come in questo "Seno": "O che dolce sentier tra mamma e mamma - scende in quel bianco sen ch'Amor allatta! - ...Raccogli sol, cultor felice, e taci, - in quel solco divin (se'l vel non vieta), da seme di sospir messe di baci...".
Verranno tempi di meno prorompente erotismo: verranno le stagioni, irte d'ostacoli, della restaurazione, non solo civile e politica, ma anche comportamentali, e dunque affettiva. Ma proprio i divieti, istituzionali e morali, rendono il bacio l'ambito suggello dei più grandi amatori, degli amori impossibili. L'italo-greco Ugo Foscolo, che come amatore in proprio non ebbe rivali fra tutti i letterati coetanei della penisola, come autore di quel gioiello di romanzo epistolare che sono le "Ultime lettere di Jacopo Ortis" (1798-1817), vide nel bacio - nella fattispecie, del fuggitivo Jacopo alla Contessina Teresa T., promessa ad un altro - un'apoteosi del Divino: "14 maggio, ore 11. Sì, Lorenzo! - dianzi io meditai di tacertelo - or odilo, la mia bocca è tuttavia rugiadosa - d'un suo bacio - e le mie guance sono state inondate dalle lacrime di Teresa. Mi ama - lasciami, Lorenzo, lasciami in tutta l'estasi di questo giorno di paradiso...".
Per ritrovare una vera e propria ubriacatura dei sensi, il cui bacio (in tutte le sue varianti, non soltanto buccali) conosce una folgorante epifania, occorre spingerci al crinale tra Otto e Novecento, da dove dà un ininterrotto spettacolo di sé il Poeta-Attore per definizione, Gabriele D'Annunzio. Anticipando quasi di un secolo l'odierna industria mediatica, il D'Annunzio poeta, tra il 1882 e il 1893, cioè tra i diciannove e i trent'anni, traspone in versi le sue "imprese" erotiche con un protagonismo e un narcisismo sfacciati: e il bacio, anzi i baci, ne sono come un vessillo-suggello. Eccone un microflorilegio: "Ch'io senta fremerti - la bocca odorosa di arancia, - fresca, vermiglia, ne 'l bacio mio" (1882: lei si chiama Giselda Zucconi, Lalla); "chino a lei su la bocca io tutto, come a bere - da un calice, fremendo mi conquista, sentivo - le punte de'l suo petto dirizzarsi, a 'l lascivo - tentar de le mie dita, quali carnosi fiori..." (1883: lei è Maria Hardouin dei duchi di Gallese, che gli darà due figli); "Oh ne la grotta - ampia e ninfale mormorii sommessi - d'acque e le risa della mia serena! - Bevemmo e ci baciammo, ivi indugiando" (1886): "Ma, come fummo al sommo, la bocca ansante m'offerse - ella: feriva il sole quel pallor suo di neve..." (1887: lei si chiama Barbara Leoni e il bacio "fatale" scocca sulla sommità del parco di Villa Medici a Roma).
Lasciamo il Novecento: la casistica è nota, pressoché infinita, e i baci via via sempre più rapidi preliminari e trasgressivi furori.

da lastampa.it

giovedì 7 febbraio 2008

PERCHE' QUANDO FACCIAMO L'AMORE NON POSSIAMO GUARDARVI NEGLI OCCHI


Guarda gli animali: non si guardano negli occhi quasi mai, tantomeno mentre s'accoppiano. L'uno monta l'altra e i coiti sono brevi e intensi, perché puramente istintivi e finalizzati. Cogli la contraddizione rispetto a noi umani? Noi facciamo il contrario: siamo chiamati a essere dolci e a guardarci monogamicamente negli occhi ogni qualvolta si faccia sul serio, quando si tratti ossia di fare dei figli e mettere in piedi il famoso progetto; quando invece si tratti di una cosa più ludica ecco che gli sguardi possono magari anche evitarsi, perché stiamo solo giocando: e allora, scusami, in quel caso io posso anche prenderti da dietro. Gli animali, rispetto a noi, mischiano le cose, o meglio: siamo noi che le separiamo. Loro si prendono da dietro, ma solo e rigorosamente per riproduzione, per progetto. E perché? Perché sono perfetti.
Noi non lo siamo. Certo, il vero amatore sa comunque che la cosa più erotica di una donna sono gli occhi, sono i suoi occhi in quel mentre; e, però, la maggioranza degli uomini è vile, preferisce evitare perché lo sguardo obbligherebbe a conoscersi, riconoscersi, vincolarsi. Gli uomini sanno che da quello sguardo nascono le coppie e le famiglie, i destini a due o più. Del tipo: il pensiero di uscire con te la prima volta mi eccita, il pensiero che tu sia la madre dei miei figli mi ammoscia. E perché? Perché siamo imperfetti.
Il punto è che gli uomini vogliono intimamente essere liberi: ma la loro libertà, scusa il parolone è moderno nichilismo. Non è che vogliano il nulla, attenzione, ma vogliono poter elevare a valore assoluto una persona o una cosa di cui disfarsi il mattino dopo, per sostituirlo. La loro libertà confina con il nulla. Se vuoi incastrare un uomo, non devi raccoglierlo quando sia tristanzuolo e bisognoso di sesso e d'affetto, ma immediatamente dopo la sua avventura numero tremila, mentre alle spalle si richiude l'ennesimo portone che ogni volta lo lascia, ancora, una volta libero ma disperato, con quel senso di niente che prima o poi vorrà colmare. E voi lì, al varco.

da grazia.blog.it

venerdì 1 febbraio 2008

LE FANTASIE EROTICHE DI LULU'