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Lokman Lam

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mercoledì 20 febbraio 2008

SETTE CONTRO GEORGIA


Sette travestiti scatenati nel racconto delle loro gesta eroiche, sette registrazioni provocatorie e scandalose indirizzate contro l'ottuso capo della Polizia della Georgia (USA) che ha deciso di mettere fuori legge le loro passioni e i loro desideri. E' "Sette contro Georgia", lo spettacolo teatrale tratto dal famoso romanzo dello spagnolo Eduardo Mendicutti rielaborato, diretto e interpretato da Alessandro Baldinotti, che va in scena il 22, 23 e 24 febbraio al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino (FI): sette monologhi che si ribellano alla sessuofobia puritana e al razzismo, per affermare il diritto di ciascuno a godere come vuole. Presentato per la prima volta in forma di lettura al Cassero di Bologna in collaborazione con l'Arcigay, lo "scandaloso" progetto (vietato ai minori di 18 anni) nasce dalla passione sbocciata tra Alessandro Baldinotti e i sette travestiti, uniti dalla necessità di portare in scena le mille facce di un erotismo a volte tragico, a volte grottesco, sempre teatrale, che sa esaltare, divertire e commuovere. Al pubblico, rigorosamente over 18, l'ingrato ruolo del poliziotto e delle istituzioni puritane a cui le confessioni denuncia vengono direttamente indirizzate.

da portalegiovani.comune.fi.it

domenica 21 ottobre 2007

UN SHAKESPEARE SADOMASO

A Napoli è di scena la trasgressione. Ed è solo il prologo della manifestazione, che si svolgerà poi nel giugno prossimo. Shakespeare è l'autore preso di mira, per veicolare immagini di violenza metropolitana: all'Auditorium Rai, un "Sogno di una notte di mezza estate" in versione orgiastica, firmato da Thomas Ostermeir, ex enfant prodige della scena tedesca (ora quarantenne direttore artistico dello Schaubune di Berlino); al Teatro San Ferdinando, un "Falstaff, laboratorio napoletano", diretto da Mario Martone, recitato dai giovani detenuti del carcere minorile di Nisida.
Da una parte, sesso sfrenato e liberatorio, sia pure con il beneficio dell'ironia; dall'altra, la guerra camorristica tra bande rivali, dove il personaggio cialtrone delle "Allegre comari di Windsor", qui interpretato da Renato Carpentieri, assurge a una sorta di "Sindaco del rione Sanità", un boss d'animo bonario. Ostermeir, si sa, vuole lo scandalo: ne ha fatto un credo, sin dalle sue prime regie che lo hanno reso famoso. Gli spettatori vengono introdotti in sala attraverso la porta delle toilettes.
Appena seduti, gli "ospiti", di quello che di lì a poco si tramuterà in uno scomposto baccanale, sono subito aggrediti: c'è chi viene strattonato in palcoscenico, per infilare soldi, naturalmente finti, negli slip di improvvisati spogliarellisti; chi viene assalito in platea da attori seminudi, che saltano in piedi sulle poltrone, accasciandosi poi sui malcapitati che le occupano; chi infine, tra i più fortunati, viene semplicemente invitato a bere intrugli non bene identificati. Parte la musica eseguita dal vivo da una band squanternata: un miscuglio assordante di techno, hard rock e d'opera borocche.
Inizia un party erotico all'insegna della provocazione più spinta, derisoria e, a suo modo, disperata: i giovani interpreti del "Sogno" shakespeariano mimano rapporti sadomaso, stupri, estatiche masturbazioni e, tra i maschi, c'è anche chi infila il proprio pene nella bocca di una maschera teatrale, lasciandolo penzolare come una lingua o buffo sigaro di carne. "Siamo qui per dispiacervi, non per farvi piacere, ne sarete disgustati!", avverte uno dei protagonisti. Martone invece fa riflettere sulla qualità del suo lavoro svolto con i ragazzi di Nisida. In una città "teatro di guerra" come Napoli, i giovani detenuti mettono in scena il loro malessere, esorcizzando la violenza di cui sono vittime e carnefici. Nella vita come sulla scena, sono bulli di quartiere che, con la pistola infilata nella cintola, vivono di crimine e di coca. E non è un caso la scelta, da parte del regista, di coniugare Nisida con il San Ferdinando, riaperto e restaurato per l'occasione dopo oltre vent'anni: è un modo per rendere omaggio a Eduardo De Filippo che, non solo rimise in piedi con fatica questo teatro nel dopoguerra dalle macerie, ma negli ultimi anni della sua vita fu molto vicino ai ragazzi del riformatorio, battendosi per loro anche come senatore in Parlamento.

da corriere.it

lunedì 27 agosto 2007

IL DECAMERON DEI PIACERI


Dal 6 al 17 agosto per "Corciano Festival 2007", manifestazione a cura del Comune di Corciano (PG), in prima nazionale, sono stati presentati quattro spettacoli che hanno raccontato "Il Decameron dei Piaceri", e sono "I Casi della Fortuna", "I Casi dell'Amore", "I Casi dell'Ingegno" e "Le Massime Virtù", il tutto nell'ex Colonia Elioterapica del Borgo di Corciano, nel cuore dell'Umbria, su una collinetta tra ulivi e cipressi, luogo di ritrovo per feste e bagni di sole e perciò perfetto per sviluppare il tema della ricerca del piacere. Durante la manifestazione sono stati rievocati momenti di vita quotidiana che nell'epoca rinascimentale facevano pulsare la città di un'intensa attività comunitaria, artigianale e commerciale. Il tutto è avvenuto in uno scenario immutato in cui i cittadini non sono state solo comparse, ma veri e propri antagonisti di una rappresentazione storica vissuta intensamente e con profonda partecipazione.
Il tema dell'erotismo ha guidato l'allestimento de "Il Decameron" di Corciano Festival 2007, tramite il quale si è cercato di accendere luce e attenzione sulla travisata idea del boccaccesco come cosa pruriginosa, sboccata, morbosa, per meglio comprendere, invece, il festoso discorso di Giovanni Boccaccio su un erotismo sorgente della vita, della società, degli affari, dei viaggi, delle scienze, degli scherzi e del narrare. Un viaggio in forma di navigazione tra i vizi e le virtù amorose in oltre 50 novelle boccaccesche che si sono ricongiunte poi ai versi de "La Divina Commedia" e che si sono strutturati in quattro grandi spettacoli tematici, ognuno diverso dall'altro e composti di parole e musica, per un grande impatto recitativo e scenografico.
Dal 6 all'8 agosto con "I Casi della Fortuna" sono state proposte le novelle avventurose, costituite da grandi storie con vari personaggi e incontri; gli spazi evocati cambiano perché i personaggi viaggiano e frequentemente si tratta di luoghi naturali (mare, foreste, deserti, pianure).
Dal 9 all'11 agosto con "I Casi dell'Amore: il Romanzo" il clima diviene specularmente meno festoso, più poetico e drammatico: in scena trinagoli o situazioni a due dove l'amore è il tema drammatico, che diviene personaggio positivo o nefasto.
Il terzo spettacolo "I Casi dell'Ingegno", dal 12 al 14 agosto, è stato dedicato a una sarabanda di maschere e ai loro giochi della furbizia per ottenere cibo, sesso, ricchezza, felicità, e certamente non manca l'interessante tema dell'invenzione di maschere femminili.
Da ultimo, ma non per questo meno importante, "I Casi della Virtù: l'Irrealtà", dal 15 al 17 agosto: una serie di grandi novelle che celebrano improbabili (non impossibili) massime virtù umane. A esse appartengono anche le novelle sulla giustizia e la sua ineluttabilità.

da voceditalia.it

mercoledì 8 agosto 2007

IN QUELLA FAMIGLIA SI FA L'AMORE A TRE


1785, un castello francese. Il conte ha una bella moglie, ma è impotente per ferita; la donna è concupita, invano, dal di lui fratello minore. Sopraggiunge però un terzo fratello, anzi fratellastro, dei due, gran dongiovanni ai suoi tempi, ma poi, per cinque anni, frate. Abbandonata la tonaca quando si è scoperto ancora schiavo del proprio erotismo, questo Pierre vuole ora sedurre la cognata, e ci riesce. Geloso, il fratellastro scapolo lo fa ammazzare da sicari. Lei a questo punto vorrebbe farsi monaca, ma il marito glielo impedisce, ribadendo i suoi diritti, e ora ammettendo il fratellastro superstite a membro di un sinistro "ménage à trois".
Sembra la trama di un feuilleton, ma negli anni 1950 Julien Green, cercando di coniugare il cinismo di un Laclos con certe problematiche cattoliche di allora, quando il libertinaggio sembrava chissà perché il peccato supremo, vi impiantò sopra un verboso dibattito tra Bene e Male: Pierre si è consegnato orgogliosamente al "Nemico" del titolo, Elizabeth è una libera pensatrice che quando sceglie il peccato crede di farlo con lucidità. La traduzione di Roberto Buffagni, molto ricalcata sulla lingua originale, non fa che accentuare la polverosità della tematica.
Proponendo questo testo forse insalvabile alla sessantunesima Festa del Teatro di San Miniato, il giovane regista Carmelo Rifici ha tentato di ravvivarlo tagliandolo (adesso dura "solo" due ore e mezza intervallo compreso) e imponendo agli interpreti, ogni tanto, incongrui balletti meccanici (marionettesco, altro che libero arbitrio!). Inoltre i costumi settecenteschi, insolitamente mesti per uno spettacolo italiano, diventano via via abiti moderni, sì, proprio come nei recenti Goldoni di Lluìs Pasquale e di Luca De Fusco. Elisabetta Pozzi, Tommaso Ragno e gli altri obbediscono diligentemente e consegnano con chiarezza, microfonatissimi, le loro sterili per quanto enfatiche elucubrazioni.

da Lastampa.it

martedì 3 luglio 2007

ALBERTAZZI E IL SUO "DIARIO DI ADRIANO"


Spettacolo-evento presso lo stadio della Pallacorda al Foro Italico, a Roma, dove il 4 luglio alle 21.30 va in scena "Diario di Adriano", di e con Giorgio Albertazzi. Si tratta della prima assoluta di un percorso attoriale e letterario tra le "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar e le impressioni di Albertazzi su Adriano, un testo inedito scritto dal maestro per celebrare il ventennale della morte della scrittrice.
Accompagnato dalle percussioni di Armando Sciommeri e cullato dalle nenie evocative di Evelina Meghnagi, Albertazzi, con in mano il copione che lo accompagna dal 1989, ripercorre tutte le tappe del "suo" Adriano, ricordando i momenti più significativi del suo spettacolo.
Nell'intervista rilasciata in occasione dell'evento, il maestro racconta, dopo 18 anni in scena, il cambiamento interiore legato al suo incontro con Adriano: "C'è in lui qualcosa che mi affascina. Il mio incontro con Adriano è un'esperienza vera, è l'incontro con un momento della storia del mondo in cui Roma era l'universo, e l'imperatore di Roma era il padrone del mondo". Per questo "parlo di un incontro molecolare: non faccio un'interpretazione attoriale, vivo un'esperienza che ha a che fare con il trasformarsi delle mie qualità fisiche. Io non simulo", prosegue, "non mi impongo di recitare, di cercare la voce di Adriano o i gesti di Adriano: Adriano in scena o sono io o non esiste".
Parlando del successo delle "Memorie di Adriano", Albertazzi spiega che: "E' come una grande cerimonia di iniziazione erotica: Adriano è un'iniziazione.

giovedì 28 giugno 2007

IN "MESSIAH GAME" L'ULTIMA CENA DIVENTA UN'ORGIA

Tinto Brass, seduto in prima fila, dice all'uscita che "avrebbero potuto vederlo anche i neaonati", questo "Messiah Game" tanto contestato: certo, al regista de "La chiave" e di "Monella" i corpi nudi che si dimenano, le orge durante l'Ultima cena, i frustini neri per la flagellazione di Gesù non fanno grande effetto. "Sadomaso da educande", pontifica Massimo Cacciari, sindaco di Venezia: "se si chiamava 'Pippo game's' nessuno si accorgeva di nulla. A me non è piaciuto per niente". E Franco Miracco, portavoce del governatore forzista Giancarlo Galan e consigliere della Biennale, aggiunse: "Nessuna blasfemia o volgarità".
Tanto rumore per nulla, insomma, attorno al balletto andato in scena ieri sera all'Arsenale di Venezia nel quinto Festival internazionale di danza contemporanea intitolato "Body & Eros". Uno spettacolo che aveva scandalizzato il mondo cattolico a partire dal patriarca Angelo Scola, che l'aveva definito "un'operazione banale di provocazione strutturalmente offensiva" chiedendone la sospensione e augurandosi, in caso contrario, pochissimi spettatori. C'era il tutto esaurito, invece, anche se qualcuno ha lasciato l'Arsenale a metà esibizione. Forza Italia, Lega e Alleanza Nazionale hanno raccolto firme per impedire la rappresentazione.
Il coreografo Felix Ruckert aveva parlato di "contact improvisation", improvvisazione dei 13 ballerini-attori che prende spunto dalla figura di Cristo per mettere in scena "l'incontro con l'altro e con se stessi": una "rilettura del Nuovo Testamento" attraverso la rievocazione di cinque momenti della vita di Gesù: il battesimo, le tentazioni, l'Ultima Cena, la crocifissione, la resurrezione. Sarà. Ieri sera più che un incontro è stata una lotta, una serie di scontri fisici sotto una musica cupa, un combattimento dove tutti sono contro tutti.
Gesù non è interpretato da un solo ballerino, ma a turno è una donna flagellata con frustini di latex, un uomo di colore con giacca gialla e occhiali rossi che scandisce i tempi di un gigantesco baccanale, un'altra donna nuda vestita di una lunga tunica bianca che mima qualche giochino erotico mentre stende le braccia come fosse in croce. Una volta un ballerino indossa soltanto un drappo rosso, un'altra un indumento bianco che assomiglia molto a un tutù. E anche le movenze sono da danzatore classico.

da ilGiornale.it

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