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mercoledì 20 febbraio 2008
SETTE CONTRO GEORGIA

domenica 21 ottobre 2007
UN SHAKESPEARE SADOMASO
da corriere.it
lunedì 27 agosto 2007
IL DECAMERON DEI PIACERI

mercoledì 8 agosto 2007
IN QUELLA FAMIGLIA SI FA L'AMORE A TRE

Sembra la trama di un feuilleton, ma negli anni 1950 Julien Green, cercando di coniugare il cinismo di un Laclos con certe problematiche cattoliche di allora, quando il libertinaggio sembrava chissà perché il peccato supremo, vi impiantò sopra un verboso dibattito tra Bene e Male: Pierre si è consegnato orgogliosamente al "Nemico" del titolo, Elizabeth è una libera pensatrice che quando sceglie il peccato crede di farlo con lucidità. La traduzione di Roberto Buffagni, molto ricalcata sulla lingua originale, non fa che accentuare la polverosità della tematica.
Proponendo questo testo forse insalvabile alla sessantunesima Festa del Teatro di San Miniato, il giovane regista Carmelo Rifici ha tentato di ravvivarlo tagliandolo (adesso dura "solo" due ore e mezza intervallo compreso) e imponendo agli interpreti, ogni tanto, incongrui balletti meccanici (marionettesco, altro che libero arbitrio!). Inoltre i costumi settecenteschi, insolitamente mesti per uno spettacolo italiano, diventano via via abiti moderni, sì, proprio come nei recenti Goldoni di Lluìs Pasquale e di Luca De Fusco. Elisabetta Pozzi, Tommaso Ragno e gli altri obbediscono diligentemente e consegnano con chiarezza, microfonatissimi, le loro sterili per quanto enfatiche elucubrazioni.
martedì 3 luglio 2007
ALBERTAZZI E IL SUO "DIARIO DI ADRIANO"

giovedì 28 giugno 2007
IN "MESSIAH GAME" L'ULTIMA CENA DIVENTA UN'ORGIA
Tinto Brass, seduto in prima fila, dice all'uscita che "avrebbero potuto vederlo anche i neaonati", questo "Messiah Game" tanto contestato: certo, al regista de "La chiave" e di "Monella" i corpi nudi che si dimenano, le orge durante l'Ultima cena, i frustini neri per la flagellazione di Gesù non fanno grande effetto. "Sadomaso da educande", pontifica Massimo Cacciari, sindaco di Venezia: "se si chiamava 'Pippo game's' nessuno si accorgeva di nulla. A me non è piaciuto per niente". E Franco Miracco, portavoce del governatore forzista Giancarlo Galan e consigliere della Biennale, aggiunse: "Nessuna blasfemia o volgarità".
Tanto rumore per nulla, insomma, attorno al balletto andato in scena ieri sera all'Arsenale di Venezia nel quinto Festival internazionale di danza contemporanea intitolato "Body & Eros". Uno spettacolo che aveva scandalizzato il mondo cattolico a partire dal patriarca Angelo Scola, che l'aveva definito "un'operazione banale di provocazione strutturalmente offensiva" chiedendone la sospensione e augurandosi, in caso contrario, pochissimi spettatori. C'era il tutto esaurito, invece, anche se qualcuno ha lasciato l'Arsenale a metà esibizione. Forza Italia, Lega e Alleanza Nazionale hanno raccolto firme per impedire la rappresentazione.
Il coreografo Felix Ruckert aveva parlato di "contact improvisation", improvvisazione dei 13 ballerini-attori che prende spunto dalla figura di Cristo per mettere in scena "l'incontro con l'altro e con se stessi": una "rilettura del Nuovo Testamento" attraverso la rievocazione di cinque momenti della vita di Gesù: il battesimo, le tentazioni, l'Ultima Cena, la crocifissione, la resurrezione. Sarà. Ieri sera più che un incontro è stata una lotta, una serie di scontri fisici sotto una musica cupa, un combattimento dove tutti sono contro tutti.
Gesù non è interpretato da un solo ballerino, ma a turno è una donna flagellata con frustini di latex, un uomo di colore con giacca gialla e occhiali rossi che scandisce i tempi di un gigantesco baccanale, un'altra donna nuda vestita di una lunga tunica bianca che mima qualche giochino erotico mentre stende le braccia come fosse in croce. Una volta un ballerino indossa soltanto un drappo rosso, un'altra un indumento bianco che assomiglia molto a un tutù. E anche le movenze sono da danzatore classico.
da ilGiornale.it



