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Lokman Lam

Visualizzazione post con etichetta Personaggi e interviste. Mostra tutti i post
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giovedì 17 luglio 2008

"IL MACELLAIO": UNA STORIA D'AMORE TRA GAY ED ETERO


"Il macellaio. Un amore di mezzo" è l'opera prima di Roberto Fustini, pubblicata dalla giovane casa editrice Fefè di Roma. Il libro, ambientato in un futuro non lontano, racconta dell'amore tra un gay e un etero in una sorta di base militare. Anzi, racconta del loro innamoramento e delle varie sfaccettature che esso può assumere. Il testo si chiude con un'intervista a Franco Grillini su alcuni aspetti della vita gay in Italia.

Raccontaci qualcosa di te.
"Sono nato nel 1967 in provincia di Bologna. I miei studi: liceo linguistico e laurea in scienze politiche. Il mio lavoro non ha nulla a che fare con le mie passioni, fatta eccezione per l'utilizzo delle lingue straniere. Mi ha sempre affascinato scrivere, vi trovo grande soddisfazione e particolare realizzazione per me stesso, e mi piace pensare che potrei dare emozioni e sensazioni a chi mi legge. Narrativamente mi piace esplorare situazioni e ambienti anche a me sconosciuti, di diverso tipo, quindi vari generi letterari e varie umanità, da differenti punti di vista, rileggendoli secondo la mia ottica e immaginando anche come altri potrebbero valutare le situazioni".

Cosa ti ha spinto a scrivere "Il macellaio"?
"'Il macellaio' è nato da un altro 'macellaio', quello del racconto erotico di Alina Reyes uscito negli anni '80. Si narra una storia tutta eterosessuale, dove la carnalità e l'erotismo dominano: un macellaio seduce una ragazza che è alla scoperta del piacere e di se stessa. Nel leggerlo ho tradotto la storia in chiave omosessuale, dando prevalenza ai sentimenti. Nel mio libro è il macellaio a essere sedotto e, anche se il simbolo della carne e del sangue è presente, la storia è permeata di una certa poesia. Insomma, basta con quelle vecchie storie per le quali il mondo eterosessuale è tutto sentimenti e quello omosessuale è tutto sesso: le varie facce della stessa medaglia possono essere correlate in qualsiasi tipo di rapporto".

Perché hai scelto di raccontare una storia che si colloca al limite del mondo gay e di quello etero?
"Mi piaceva pensare a un sentimento che nasce in due persone fra loro diversissime. A un tale sentimento si può rispondere solo seguendo il proprio cuore, senza l'eccessivo soffocamento di sovrastrutture di sorta o influenze esterne. Certo, le paure e gli entusiasmi tipici di un innamoramento condizionano lo svolgersi della storia, ma questo deve essere tenuto presente per entrambi i mondi, coinvolti in un procedimento che porta all'incontro e all'unione".

Quale parte del racconto ti piace di più?
"Il lento e progressivo avvicinamento sentimentale dei due personaggi. E anche quello fisico. In particolare mi piace la serata del karaoke e il saluto finale...".

Progetti futuri?
"Continuare a scrivere: nella mia agenda ho decine di appuntamenti per storie di diverso genere. Ho poi qualcos'altro che potrebbe essere anche già pronto per la pubblicazione, e qualcosa di nuovo che al momento sta prendendo forma e che mi entusiasma molto. Sto cercando di scrivere per il cinema e ho un paio di soggetti su cui sto lavorando, sia da solo che in coppia".

da queerblog.it

lunedì 7 luglio 2008

L'OBIETTIVO PER RACCONTARE L'IMMAGINARIO FEMMINILE


E' nato e vive a Catania dove opera da diversi anni come fotografo di estetica, moda e glamour. Ha collaborato con diverse agenzie pubblicitarie e riviste online. Vi presentiamo Lorenzo Renzi che si definisce "un viaggiatore attraverso il proprio immaginario femminile, un mondo fatto di bellezza, fascino, sensualità, mistero".

Come e quando è nato l'amore per la fotografia?
"Avevo 16 anni, il mio primo amore e una Pentax K 1000, la fotografavo quasi tutti i giorni... da lì ho iniziato a capire quanto la passione per la fotografia rivolta tutta al mondo femminile fosse importante per me".

Qual è il servizio fotografico che è stato più stimolante per te nell'arco della tua carriera?
"Due anni fa ho prodotto un calendario per un noto esercente di occhiali griffati, il set fu ambientato in un vecchio palazzo barocco in ristrutturazione con muratori e manovalanza varia... lei, la modella, si aggirava in intimo tra di loro provocando sguardi indimenticabili tra di loro, ho colto attimi veri, niente di preparato, è stata un'esperienza indimenticabile!".

Quali sono le caratteristiche che deve avere una modella per "funzionare" in un servizio fotografico?
"La modella deve entrare nell'anima del fotografo, capire il messaggio che egli vuole trasmettere con le sue immagini. Grande passione per la fotografia, quel po' di vanità ed esibizionismo che non guasta mai".

La "fotogenia" è un mito o una realtà dei fatti?
"La fotogenia è una realtà dei fatti, mi capita spesso di fotografare ragazze apparentemente 'normali' ma che in foto hanno un rendimento micidiale. Quando posso faccio sempre dei test di fotogenia quando scelgo una nuova modella".

Come è cambiata la tua professione con l'avvento del digitale?
"Il digitale... croce e delizia dei fotografi! Non spendi soldi in rullini e stampe ma dietro c'è un grande lavoro di post produzione per rendere perfetta un'immagine. Tantissimo tempo speso davanti ai monitor".

Chi avresti voluto fotografare negli anni scorsi? Chi e cosa vorresti fotografare oggi?
"Fotografo solo donne, ma ho un sogno, fotografare Richard Gere, rappresenta il mio ideale di fascino al maschile. Mi piacerebbe fare un po' di moda, a modo mio però, senza vincoli commerciali".

Hai una musa ispiratrice?
"Certo che ho una musa ispiratrice, Valentina, il mitico fumetto di Crepax".

Come giudichi il panorama delle modelle italiane ed europee oggi? Ci sono ancora le vere "top"?
"Le modelle dei paesi dell'est hanno completamente sopraffatto le nostre italiane, almeno per quanto riguarda il mio genere. C'è da dire che sin già a 18 anni sono delle vere professioniste soprattutto nei modi di gestire il lavoro, tanto impegno e serietà".

Identikit della tua modella ideale per un servizio.
"La mia modella ideale... mora, occhi grandi, sensuale e dolcissima, con un'anima tutta da scoprire".

Il nudo in fotografia, tra internet e calendari è diventato estremamente commerciale. C'è ancora spazio per il nudo artistico, nel vero senso della parola?
"Adoro il nudo artistico, anche se quello che mi fa vivere è il nudo erotico. Mi ci dedico spesso per le mie produzioni personali, per mia soddisfazione, ma non porta soldi".

Guardando al futuro, quali sono, a tuo parere, le prossime frontiere della fotografia?
"Le nuove frontiere possono essere tante, ci vuole molta attenzione a tenere sempre sott'occhio il panorama mondiale, e nutrire sempre la propria creatività con stimoli nuovi".

Raccontaci un progetto a breve termine a cui tieni molto e uno a lungo termine...
"Sto lavorando da un paio d'anni al mio secondo sito "Denudeart.com". Racconterò in foto il mio immaginario, il mio modo di 'scoprire' la donna, nudo erotico certamente ma con tanto spazio per il nudo artistico".

Per vedere tutti i lavori fotografici clicca qui.

da rumors.it

lunedì 26 maggio 2008

VIRGINPUNK: ALTERNATIVE PHOTOGRAPHY


Uno stile personale assai incisivo nonostante la giovane età, un'ottima esperienza imparata sul campo, un occhio alternativo e tanto estro: Miz, fotografa milanese, racconta il suo percorso e regala qualche scatto in esclusiva per la sua gallery tutta al femminile e molto, molto sensuale.

Com'è nata la passione per la fotografia e come hai iniziato a occupartene?
E' nata con l'avvento delle compatte digitali, ho cominciato con le banalissime foto alle amiche per poi sentire forte la necessità di utilizzare mezzi più idonei per esprimere la mia creatività. Da qui l'acquisto di una reflex e i set di studio. La passione è nata lentamente, necessitavo di un veicolo per canalizzare il mio estro e ogni volta che partorivo una foto mi sentivo soddisfatta... così ho continuato.

Hai seguito corsi, sei autodidatta, hai avuto dei maestri o dei punti di riferimento lungo il corso della tua formazione?
Nessun corso e nessun maestro, sono autodidatta. Infatti mi mancano le nozioni tecniche. So di poter fare di più con una base di formazione ma per mancanza di tempo e mezzi per ora cerco di basarmi sulle idee e l'istinto... per il momento non ho fallito i miei intenti, ma sono consapevole di poter dare molto di più.

Come scegli i soggetti da fotografare? Quanto è importante il lavoro di team per la gestione del set e la qualità di uno scatto?
Ultimamente molte ragazze richiedono i miei servizi, ho fatto diversa pubblicità ai miei scatti su Myspace. Le scelgo in base alla particolarità dei tratti, dal tipo di abbigliamento, da cosa mi trasmettono a guardarle nelle foto. Poi immagino come poterle agghindare, come poterle immortalare... Il lavoro di squadra è fondamentale. Senza la squadra il lavoro è a metà. Luci, trucco, parrucco, pose, styling. Sono elementi basilari per la buona riuscita di uno shooting e per fortuna a me non mancano mai. Oltre ad aiutarmi nel lavoro sono amiche, dunque... cosa c'è di meglio che un set divertente?

Come affronti il lavoro in esterne e in studio?
In esterna è molto più semplice, la luce naturale è complice di scatti nitidi e colorati. In studio trovo diverse difficoltà non conoscendo a pieno le luci e come utilizzarle. Per fortuna sono abile con photoshop. La post produzione aiuta a correggere i difetti di scatto. In entrambi i casi comunque mi preparo in anticipo con idee e possibili temi per il set.

Se dovessi dire "quello che insegui" quando scatti, che cosa risponderesti? Qual è il tuo ideale di scatto?
La perfezione nell'imperfezione.

Per quel che riguarda la post-produzione, che strumenti usi?
Come ho detto prima uso photoshop, penso sia lo strumento migliore per ora sul campo.

Quali progetti ti vedono coinvolta in questo periodo e cosa ti aspetta per il breve futuro?
Una stupenda esterna, fatta di domenica in un ex manicomio di Collegno, provincia di Torino. E presto un altro set in studio. Oltre a un paio di ingaggi dei quali non parlo per scaramanzia.

da delirio.net

venerdì 4 aprile 2008

VITA, MORTE E MIRACOLI DEL PORNO: INTERVISTA A JACOPO GRISOLAGHI


Becht Ovidie, Alan Soble, Robert J. Stoller, Di Quarto Andrea e Giordano Michele: questi sono soltanto alcuni degli studiosi che hanno posto la loro attenzione su una dimensione umana, più o meno (e bene o male), appartenente a tutti. Qualcosa di veramente proibito, che travalica i limiti delle esigenze di pensiero e si spinge ben oltre la seduzione del suo compagno e, nello stesso tempo, antagonista erotismo. In una parola: pornografia. Verrebbe quasi da chiedersi dove mai sia finita, almeno qui in Italia? Come mai faccia la preziosa e si nasconda più di prima? O siamo forse noi che la cerchiamo meno, incorporandola con il moderno e onnipresente sesso? E' davvero possibile decretare il tramonto industriale del porno? A rispondere a queste domande, Jacopo Grisolaghi, Dottore in Psicologia Clinica e della Salute presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università degli Studi di Firenze, e Consulente in Educazione Sessuale.

Prima il porno era tutto ciò che riusciva ancora a farci un po' arrossire, oltre che eccitare, mentre adesso sembra che si sia persa un po' della sua "indecenza". Siamo forse noi che ci siamo troppo abituati alle cose sfacciate, o è il porno che sta scomparendo?
La rivista belga Het Laatste Nieuws, dopo l'indagine che ha condotto appena un anno fa prendendo in considerazione statistiche istituzionali e autorevoli giornali di tutto il mondo, non sarebbe affatto d'accordo nel ritenere il porno in via d'estinzione. E' stato calcolato che ogni 39 secondi un nuovo filmato porno finisce online. Stimando tutti i download fatti su internet è stato ipotizzato che il 35% riguarda materiale pornografico e il 42% dei navigatori ha almeno una volta visitato un sito porno. Per non considerare poi che nel 2006 la Cina ha speso 20 miliardi di euro per il cyber-sex, seguita da Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. Noi italiani siamo in fondo alla classifica, con una media di 12 euro di spesa a testa per il porno. Il fatturato, considerato nel suo totale, dei siti pornografici supera quello di aziende come Microsoft e Google. Pertanto, più che dire che il porno stia scomparendo, potremmo ipotizzare una sua trasformazione. Attraverso Internet è enormemente diminuito il tempo che ci occorre per risalire alle informazioni che desideriamo. In poche parole, è aumentata la fruibilità essendo più facile e rapido l'accesso. Questo discorso, se riferito all'oggetto del nostro desiderio sessuale, può assumere interessanti sfaccettature, tra le quali, da non sottovalutare, una sorta di "anestesia" visiva.

Circolano voce su di un vero e proprio tramonto industriale del porno... Si possono ritenere vere?
Considerando anche i dati sopracitati, non parlerei proprio di tramonto. Vero è, che a tramontare è stato il "vecchio" mercato del porno, in auge dall'uscita dello storico film Deep Throat fino all'avvento di Internet.

Qual è la reale differenza tra pornografia ed erotismo?
La differenza c'è, anche se talvolta davvero sottile. Per pornografia intendiamo la descrizione o rappresentazione di temi o immagini, opere letterarie, artistiche o cinematografiche, ritenute "oscene" in un dato contesto storico. Con il termine erotismo facciamo invece riferimento all'insieme dei desideri e delle manifestazioni relative alla sfera sessuale che eccitano la nostra fantasia.

Quali sono le pulsioni umane che spingono alla ricerca del pornografico?
Psicoanaliticamente, potremmo dire che le pulsioni sono l'insieme delle tendenze "istintive" che spingono l'individuo alla soddisfazione immediata dei bisogni primari. Fatto sta che la nostra sessualità è in minima parte istintuale e in massima parte culturalmente appresa. Infatti, generalmente parliamo di comportamento sessuale, e come tutti i comportamenti, almeno nell'uomo, si apprendono all'interno di un determinato contesto socio-culturale.

E' vero che il porno, in sostanza, non è nient'altro che sesso allo stato puro?
Non lo direi in questi termini. A tal proposito, desidero riportare la definizione che Malinowski ha dato nel 1929 di sesso: "Il sesso, nel suo significato più ampio, è più una forza sociologica e culturale che una mera relazione fisica tra due individui". Ecco, il porno si avvicina più alla mera relazione fisica fra due o più individui.

Crede che la pornografia, o un suo eccesso, possano portare alla fine del cosiddetto desiderio mentale?
Rigiro la domanda. La nostra mente, escludendo particolari casi patologici, potrà mai smettere di desiderare? Credo proprio di no.

Come vede il "moralismo televisivo" nel censurare, o semplicemente limitare la fruizione di immagini pornografiche?
In molti casi si è parlato di censura del porno poiché tale materiale è stato considerato istigatore di violenza, in particolar modo verso le donne, anche se indagini recenti sottolineano che non più del 5% del materiale porno presenta immagini violate. Qui si potrebbe aprire un lungo dibattito, in quanto non è stato ancora stabilito se sono le persone particolarmente inclini alla violenza a scegliere programmi violenti, o sono quest'ultimi a istigare alla violenza gli spettatori. Oltre alla violenza, la pornografia è stata quasi sempre censurata in televisione a causa del "buon costume". Personalmente, ritengo che se ci dovessimo basare - per tutti i programmi televisivi - su questo parametro, ben pochi sarebbero quelli ancora in onda...

Qual era il pensiero di Freud, padre fondatore della Psicoanalisi, a tal proposito?
Secondo la concezione di psiche che aveva Freud, l'Io della persona si trova a compiere le proprie scelte di vita spinto da una parte dall'Es, che rappresenta la parte istintuale, e frenato dall'altra dal Super Io, che ne è la parte morale. In questo compito economico di stabilire l'armonia tra queste forze si sostanzia il comportamento umano. Fatto sta che, se una "forza" viene costantemente repressa, o meglio "censurata", si troverà nella condizione di esprimersi altrove, e questo altrove, spesso, non è ben adattivo.

da imgpress.it

lunedì 31 marzo 2008

STORIA DI UNO SLAVE


"Uragano. Storia di un apprendista schiavo" è un romanzo di Giovanni Buzi. E' un libro che mostra dall'interno il punto di vista di uno slave e del suo desiderio di essere tale sia a livello sessuale che psicologico. Sintomatica, in proposito, la citazione di Jules Renard posta in epigrafe al libro: "L'uomo libero dovrebbe prendersi qualche volta la libertà d'esser schiavo". Come è naturale intorno al tema del rapporto master/slave sono nate delle polemiche.

Quanto c'è di reale in "Uragano" e quanto è finzione letteraria?
Questo romanzo è nato da una delle mie varie "follie". Sono veramente entrato in una chat gay con lo pseudo "Alex", immaginandomi un ragazzo di 22 anni con quel tipo fisico e con quella voglia prepotente: essere uno schiavo a livello sessuale e psicologico. Fino all'incontro col Master, il dominatore, ogni email, colpo di telefono ecc. è vero. Tanto vero che tutto questo è stato scritto in francese. Copiavo ogni email inviata e ricevuta su un file. Solo in un secondo momento, dopo che l'incontro col virtuale Master non c'è mai stato, ho iniziato a tradurre il tutto in italiano, cambiando un po' per la finzione letteraria. Poi, preso visceralmente dalla vicenda, ho continuato a scrivere immaginando come poteva seguire la storia. La sorpresa è stata che, andando avanti, tutto mi sembrava vero. I personaggi non solo li vedevo, ma li sentivo vivere con un'energia propria. Ho creduto d'essere solo uno strumento, un medium, attraverso il quale quei personaggi potessero vivere. E la mia grande sospresa è stata che le prime persone che hanno letto questa strana storia hanno sentito la forza e la vitalità d'esseri di pura immaginazione. Come fossero vivi. Ma come si sa, è molto difficile scrivere su un argomento se non se ne ha nessuna conoscenza. Quindi, per il sado-maso mi sono dovuto documentare. Di persona, intendo, non tramite libri o carta varia.

Qual è stata la parte più difficile da scrivere?
Indubbiamente, lo "stacco" fra la realtà e la finzione letteraria: il momento del primo incontro fra l'aspirante slave e il Master. Là mi giocavo il tutto per tutto: o ci si credeva, oppure no. A quanto pare, l'editore, Franco Forte, fra i primissimi a leggere questa strana storia e i lettori che finora mi hanno contattato ci hanno creduto. Bontà loro.

In rete ci sono state un po' di polemiche riguardo al tuo libro e, più in generale, intorno al rapporto slave/master. Qual è il tuo punto di vista?
Innanzitutto, vorrei dire che la rete è senza dubbio l'invenzione più innovativa e rivoluzionaria degli ultimi tempi. Secondo me, è paragonabile al valore che a suo tempo ha avuto la polvere da sparo. E con la stessa precauzione, sia l'una che l'altra dovrebbero essere usate. Purtroppo, si sa l'utilizzo che è stato fatto e che si sta ancora facendo della polvere da sparo... Per ritornare più direttamente alla tua domanda: le polemiche sorte sulla rete intorno a quel povero "Uragano" sul principio m'hanno fatto non poco incazzare (si può dire?). E per un semplice motivo: gli anonimi "forumisti" non l'avevano neanche letto! Allora, sparate pure sul libro, trattatelo di tutti i nomi possibili, ma vi prego, almeno leggetelo prima. Che ne penso del rapporto slave/master? Quando tale rapporto s'instaura fra due persone con la testa sulle spalle, può essere uno dei più veri, viscerali, forti ed eccitanti rapporti che due persone possano mai avere.

Tu vivi e lavori a Bruxelles: com'è la vita gay da quelle parti? E come vedi la vita gay italiana da Bruxelles?
Non male direi. Ci sono molte attività culturali, un seguitissimo festival di film lesbo-gay e per i più diretti, tipo me, ci sono molti locali, bar, saune, parchi, e disco con dark room da non perdere di vista... Tò, ho fatto dell'involontaria ironia. Certo, poco in confronto a quello che succede ad Amsterdam, Colonia, Londra o Parigi ma, per circolare da una di quelle città all'altra molte strade passano per Bruxelles... La vita gay in Italia? Fortunatamente è cambiata molto! Il fatto è che le checche isteriche io, a pelle, non le sopporto, e non è per razzismo, il mio primo romanzo del 1999 "Faemines" parla proprio di loro. Poi alla mia epoca a Roma, negli anni '80, non c'erano tanti bar e neanche una sauna... Anche se adesso le cose mi sembra siano migliorate, se devo andare in vacanza per divertirmi non vado certo in Italia. Per i musei sì, per i piselli no. E poi anche quando sono leggermente maschi, gli italiani restano un branco di bamboccioni mammaroli. Mi scuso di dire "gli italiani" come io fossi qualcosa d'altro. Lo sono e probabilmente ho tutti i difetti di noi italiani. Sob.

Consiglia un libro ai lettori.
"Sex Condicio" delle Edizioni Il Foglio. E' una raccolta di racconti erotici sullo spinto anziché no, ma di buona qualità, credo. E' stato scritto per metà da donne e l'altra metà da maschietti. E vabé, uno di quei "maschietti" sono io; un po' di pubblicità non ha mai fatto male a nessuno, no? Comunque, a parte il mio racconto, gli altri sono veramente interessanti e cercano di andare molto a fondo, in quella strada tanto impervia del sesso-erotismo.

da queerblog.it

mercoledì 19 marzo 2008

SABINA KELLEY


Una modella pin up, una ballerina di Burlesque. Il bellissimo angelo tatuato Sabina Kelley parla di sé e dei suoi progetti.

Quando e come hai iniziato la tua carriera di modella e ballerina?
Ho iniziato a posare quando ero una showgirl otto anni fa al Jubilee. Ho dovuto farmi scattare tutte le foto promozionali per i cartelloni e gli annunci pubblicitari dello show e ho capito che ero brava e mi piaceva posare. Sono modella professionale, come Pin Up Model, ormai da sei anni. Per quel che riguarda il ballo, danzo da quando avevo due anni. Ero in una compagnia di ballo alle superiori, sono andata in una scuola di danza e poi sono diventata una showgirl al Jubilee al Bally's Hotel, e ora sono una ballerina di Burlesque, che viene rappresentato in tutto il mondo.

Sei specializzata in Pin uo, Fashion, Glamour, Fetish, Costumi da bagno e Lingerie. Sei molto versatile: c'è un look con cui ti trovi più a tuo agio?
Mi sento a mio agio con tutti questi diversi generi: ho sempre detto di essere un camaleonte, perché posso cambiare il mio look molto drasticamente, e interpretare tanti look differenti. Forse però mi sento meglio nello stile Pin up. L'alta moda è probabilmente la più dura per me, perché sono abituata a usare tutta la mia espressività e l'alta moda non è così adatta per questo. E' comunque divertente fare alta moda, perché amo da sempre la sfida stimolante.

Copertine, servizi importanti e spettacoli di Burlesque: cosa provi quando posi o ti esibisci sul palcoscenico?
Dipende per chi sto posando o ballando e da come sta andando il servizio fotografico. E' sempre diverso. Divento ancora nervosa quando devo esibirmi in uno show, mentre quando devo posare mi succede in una sola occasione, di solito quando non ho mai lavorato con la persona per cui sto posando. Comunque mi lascio alle spalle il nervosismo molto velocemente.

Hai tatuato le tue braccia con disegni coloratissimi: quando e perché hai preso questa decisione?
Sì, entrambe le mie braccia sono piene di tatuaggi colorati. Ho iniziato a tatuarmi dieci anni fa e possiedo un tatto shop, i tatuaggi sono una parte della mia vita. Stavo per fare tutto il mio lavoro in nero e grigio, ma ho cambiato idea e l'ho fatto colorato, e ne sono innamorata. Amo il look dei tatuaggi e sento che i miei fanno di me qualcosa in più di un individuo unico.

Cosa pensi della cultura fetish?
Onestamente, non sono molto dentro la cultura fetish. Mi piace molto e mi diverte, ma alcuni suoi aspetti sono un po' strani per me. La mia parte preferita è indossare il latex. Amo indossare il latex sexy che è stato interamente lubrificato e lucidato.

C'è un fotografo o una modella con cui ti piacerebbe lavorare?
Mi piacerebbe lavorare di nuovo con David LaChapelle. E' stato un sogno diventato realtà lavorare con lui e vorrei farlo ancora. Mi piacerebbe inoltre fare un servizio fotografico insieme a Dita Von Teese.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Puoi anticiparci qualcosa?
Ho un sacco di cose interessanti in arrivo. Un Pin up Tv Show, il mio business sulla rimozione laser dei tatuaggi, un sacco di nuovi servizi fotografici, un nuovo website, e un sacco di cose che non voglio dire perché sono ancora in lavorazione e non voglio rivelarle. Potete andare su http://www.sabinakelley.com/ per controllare sempre cosa c'è di nuovo nel mio mondo, o alla mia pagina di myspace a www.,yspace.com/sabinakelley.

da delirio.net

venerdì 14 marzo 2008

SAMANTHA DOLL


Samantha Doll è una fanciulla di Melbourne con la passione per gli hot rods, moto, musica e abbigliamento estremo... e un amore per la cura minuziosa, per mettersi in posa e per essere fotografata. Nota ai fans delle pin-up per le sue apparizioni in riviste di hot rods, moto & kustom kulture, nonché per i suoi lavori retrò e marchi rockabilly, di moda e di negozi; Samantha è apparsa anche in alcune tra le più prestigiose riviste fetish al mondo. Con un atteggiamento retrò birichino-ma-grazioso- e diabolico fascino moderno, tutti i suoi lavori da pin-up portano l'inconfondibile firma Samantha Doll style.

Quando e come hai iniziato la tua carriera di modella?
Sono stata notata da un talent scout quando ero una teenager e ho firmato con un'agenzia di modelle molto conosciuta - guardandomi indietro, sono stata fortunata ad avere quell'opportunità! Tuttavia ero troppo giovane e ribelle per apprezzarlo - non ho lavorato con l'agenzia per lungo tempo quando mi sono fatta piercing e tatuaggi, cosa che non era per nulla accettabile. L'agenzia era furiosa, mi hanno buttato fuori dicendo che non avrei mai più fatto la modella. E l'avrei rischiato davvero, se non fosse che ho tanti amici meravigliosamente creativi - artisti, fotografi, stilisti - che mi hanno sempre chiesto di posare per loro. Da qualche anno a questa parte le cose sono cambiate per le modelle, e sembra che essere tatuate, formose o avere un certo look non è più un tabù per essere fashion. Così la mia carriera di modella ha davvero preso il volo solo da uno o due anni. Devo ammettere di essere stata molto fortunata, fare la modella è qualcosa in cui sono caduta dentro.

Le tue passioni ti hanno aiutato nella tua esperienza di modella?
Sì! Posare spesso si incrocia coi miei interessi personali, che rendono il tutto più divertente. Mi piace posare per magazine e pubblicità di auto o motociclette come adoro le auto vintage e custom, gli hot rod, i chopper, i bobber e tanti altri - è sempre così divertente! Adoro corsetti, calze, tacchi alti, la moda e le pin up degli anni '40 e '50 - così questo genere di servizi fotografici viene perfettamente incontro ai miei gusti. Ho anche un forte interesse estetico per la moda e la bellezza in generale - ho lavorato anche da truccatrice e stilista per servizi fotografici, che è un'esperienza che ho fatto mentre facevo la modella. Tutte queste cose sono complementari tra loro.

Hai anche una carriera di attrice: quando e come hai iniziato con l'esperienza della recitazione?
Quando ero molto più giovane mi piaceva cantare e avevo un numero di piccole parti corali in musical teatrali commerciali - ma quando sono diventata un po' più grande ho passato una fase in cui pensavo che fosse tutto un po' stupido, così ho studiato recitazione e ho mosso i primi passi in un teatro studentesco. Da lì ho avuto un numero di piccole parti lì e in TV, videoclip, cortometraggi e film. Recitare è un'esperienza davvero intensa, interpretare un ruolo è un impegno molto più grande del posare per un fotografo, e per questo motivo non sono stata in grado di dedicare alla recitazione tanto tempo quanto avrei voluto - spero di riparare a questa mancanza in futuro, ci sono alcune buone parti che ho dovuto rifiutare, odio guardarmi indietro e avere rimpianti!

Sei un camaleonte, ma c'è un look in particolare con cui ti senti più a tuo agio?
Grazie, è un gran bel complimento! Il lavoro per una modella è essere versatile al punto di essere irriconoscibile, perché dopotutto l'attenzione non dev'essere su di te, ma sui vestiti che indossi. Ed è divertente avere i tuoi capelli, il make up, i vestiti, tutto il look completamente diverso! Fare la modella per abiti da sposa o per l'alta moda o per le acconciature più estreme è come giocare con differenti personaggi, tu non sei più tu, diventi il personaggio che indossi. Io amo farlo. Tuttavia so che in alcuni ambienti sono conosciuta maggiormente per il mio look da pin up: classici capelli neri con frangetta, labbra e unghie rosse, figura a clessidra, abiti anni '50. E non posso negare che è una parte preponderante di me e amo questo look. Nella mia vita privata il mio look tende a essere un mix tra lo stile classico anni '40 e '50 e quello della ragazza rock moderna. Amo combinare un bel top vintage con jeans moderni attillati e tacchi mozzafiato, e adoto etichette come Switchblade Stiletto e Devil Doll che combinano pezz punk-y moderni coi tagli classici da bomba sexy stile anni '50. E' tutto sull'essere morbide e femminili ma con un po' di mordente - credo che sia questo il modo in cui mi sento più a mio agio.

Cosa pensi della cultura fetish e pin-up?
Io adoro lo stile pin-up. E' sexy e sensuale, ma non è degradante o volgare. Riguarda la bellezza e l'essere un po' stuzzicante, ma in un modo classico, naturale, innocente. E celebra la bellezza di tutte le nazionalità, tatuate o no, e cosa più importante riguarda le meravigliose curve femminili. Personalmente trovo che siano più attraenti queste che l'ideale di bellezza che viene proposto, quello di ragazze in fase ancora preadolescenziale, innaturalmente scheletriche. Lo stile pin-up è bello, reale e complessivo. Il fetish è più difficile da definire - il gioco fetish, la scena fetish e la moda fetish sono cose abbastanza diverse tra loro. Mi piace lavorare con la moda fetish, perché ho una passione speciale per corsetti, calze con la riga e tacchi alti - anche PVC, latex e simili. Ancora una volta si parla di accentuare e valorizzare le forme femminili, con abiti che non solo sono meravigliosi da fotografare ma anche gustosi da indossare.

C'è un fotografo con cui ti piacerebbe lavorare?
Sì, ci sono alcuni fotografi con cui vorrei lavorare. ChrooshX Photos, Viva Van Story e Lithium Picnic sono in cima alla lista. Inoltre c'è un fotografo che si fa chiamare Zemotion i cui lavori su DevianArt mi lasciano costantemente senza parole. Mi piacerebbe anche essere disegnata da Rion Vernon e Olivia.

Quali sono i tuoi piani per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?
Ho recentemente finito un lavoro per il calendario 2008 delle Kustom PinUps che mi ha portato via parecchio tempo lo scorso anno, visto che il periodo di vendita dei calendari è appena finito - sono molto orgogliosa di quel progetto, il prodotto finito è bellissimo. Da quando è uscito ho ricevuto offerte per fare un calendario da sola, incentrato solo su di me - non ho ancora pensato a cosa fare però. Comunque ho in uscita qualche servizio speciale su riviste e una copertina su un giornale importante, un nuovo ruolo di "modella parlante" e qualche ruolo interessante che mi è stato proposto, ancora nelle primissime fasi di pre-produzione. Chi lo sa che cosa può portare il futuro - mi sto solo godendo il viaggio!

da delirio.net

martedì 19 febbraio 2008

ROBBE-GRILLET, L'INGEGNERE DELLA SCRITTURA


L'uniforme verde, lo spadino e la feluca gli sembravano troppo. Accademico di Francia, ma senza divisa, Alain Robbe-Grillet è morto la scorsa notte a Caen, all'età di ottantacinque anni, indomito. E' stato uno dei protagonisti del '900 letterario, rivoluzionando la scrittura da ingegnere agronomo qual era - e ci teneva a essere considerato tale.
Nel suo castello in Normandia aveva realizzato dei sistemi di irrigazione da lui progettati e coltivava piante tropicali come esercizio dello spirito. La tempesta che anni fa aveva distrutto parte della proprietà lo aveva a tal punto disorientato che aveva deciso di regalare tutto all'IMEC, l'Institut de la Mémorie Contemporaine, beni immobili e mobili, manoscritti e piante compresi, per diventare ospite in casa sua. Diceva che non possedere più niente, neppure il maglione che indossava, rappresentava per lui la libertà più grande.
Un uomo di carattere, Alain Robbe-Grillet. Nato il 18 agosto 1922 a Brest, entrò in letteratura negli anni '50 in maniera dirompente dichiarando morto e sepolto il romanzo ottocentesco in nome di quello che altri battezzarono il Nouveau Roman e dando vita a quella che venne chiamata "la scuola dello sguardo", una narrativa apparentemente senza personaggi e senza trama, che rovesciava il punto di vista. Il narratore cessava di essere colui che conoscendo il mondo lo raccontava ai lettori, per diventare soggetto anonimo privo di certezze, alla ricerca lui per primo di un introvabile punto fermo. Romanzi come "Le gomme" (del '53, tradotti da Einaudi nel '62), "Il voyeur" o "La gelosia", gettarono scompiglio in un panorama parigino ancora restio ad accogliere attacchi così diretti e radicali alla tradizione, benché Sartre avesse preparato il terreno introducendo nella scrittura letteraria la fenomenologia di Husserl. Nominato direttore editoriale da Minuit, la maison d'édition nata clandestina durante la seconda guerra mondiale e diventata grazie all'intuito di Jérome Lindon la voce dell'avanguardia, Robbe-Grillet favorì la pubblicazione di autori come Nathalie Sarraute, Claude Simon, Michel Butor, Robert Pinget, Marguerite Duras e Claude Ollier. E' diventata famosa la fotografia di Mario Dondero che ritrae il gruppo, istantanea "falsa" secondo Robbe-Grillet che sempre rifiutò l'idea di un movimento di cui lui sarebbe stato il fondatore. In "Pour un Nouveau Roman", raccolta di saggi del 1963, anno anche dell'importante decade di Cerisy-la-Salle che riunì gli artefici di quella rivoluzione culturale, Robbe-Grillet spiegò il senso della novità proposta tirando in ballo il concetto di coscienza, e la rottura incolmabile verificatasi tra '800 e '900 in fatto di percezione. "Il lettore di Balzac e Dickens può essere totalmente fiducioso nel narratore - avrebbe chiarito molti anni dopo - mentre nel romanzo moderno, il malessere del narratore si traduce nel fatto che, non ha scelta, crea il mondo con le sue parole proiettandosi verso l'esterno. E' perfetta la formula di Barthes secondo cui il romanziere moderno non parla del mondo ma parla il mondo". Nonostante la difficoltà di un'idea tanto eversiva, Robbe-Grillet provò a sperimentarla anche in ambito cinematografico, dapprima come sceneggiatore di un film di Alain Resnais, "L'anno scorso a Marienbad", che vinse il Leone d'Oro a Venezia nel 1961, poi come regista di opere diventate cult come "Trans-Europ-Express" e "Slittamenti progressivi del piacere".
Va detto però che la vera bomba Alain Robbe-Grillet l'avrebbe sganciata ben dopo sul quartiere germanopratino ormai tranquillo, che finalmente aveva digerito le provocazioni dei nouveaux romanciers e delle avanguardie sorelle, da Tel Quel all'Oulipo, e aveva imparato a leggerle oltre che a sorreggerle. Negli anni '80, dopo aver lasciato credere alla favola bella della narrativa impersonale e senza soggetto, rivelò senza pudore di non aver mai parlato nei suoi romanzi d'altro che di sé. Lo fece in apertura dello "Specchio che ritorna", primo volume di quella che sarebbe diventata una trilogia, con "Angelica o l'incanto" e "Gli ultimi giorni di Corinthe". Svelando insomma che qui, nelle sue autobiografie - ironico e insinuante il plurale - faceva solo più apertamente, tornando cioè all'uso del primo pronome personale, quello che aveva fatto fin dall'inizio: tradurre in scrittura le sue ossessioni. Tentazioni innominabili, politiche e sessuali principalmente, il cui peso insopportabile aveva reso necessaria la creazione di tanti altri da sé, disseminati nei romanzi e spesso privato persino di un nome proprio, che diventassero responsabili al posto suo, sostituissero il suo io incarnandone gli aspetti osceni. L'ultimo libro, "Un roman sentimental", del novembre scorso, è arrivato in libreria sotto cellophane: talmente erotico da doversi presentare "vestito". Come saluto, Robbe-Grillet si è concesso il piacere di un clamoroso insuccesso, e di attacchi della critica simili a quelli dei lontani ani '50. Non è da tutti.

da lastampa.it

sabato 9 febbraio 2008

UTILITA' DI UNA LETTERATURA EROTICA


Cosa si prefigge ogni autore di romanzi? Offrire al pubblico una distrazione? Forse.
Interessare il pubblico? Far soldi?
Anche, forse, ma per questo c'è solo un modo: interessare il pubblico.
Diventare famoso? Assurgere all'immortalità? Farsi un nome? Sempre lo stesso problema, che si interessi beninteso, c'è una soluzione piuttosto facile: si tratta di fare semplicemente ricorso all'etimologia; ma così facendo, bisognerebbe considerare come letteratura erotica ogni opera che tratti dell'amore; quanto poi a sapere se le sole opere di pura finzione meritino questa determinazione, o se vi si debbano includere anche le opere di pura erudizione, come l'eccellente "Manuale di erotologia classica" di Forberg, è un'altra questione; e non abbiamo fatto altro che spostare il problema; perché un'altra definizione, questa volta finalista, della letteratura erotica, nella quale si misuri la qualità di tale letteratura in base all'azione che eserciterà sulla nostra immaginazione e sui nostri sensi, risulta in tal modo contraddetta dalla precedente: in questo raggruppamento non potremmo più includere né l'opera di Forberg (eppure già soltanto le citazioni che riporta lo meriterebbero) né la "Storia dell'amore greco" di Meier, "la cui lettura" come osserva il commentatore, "è piuttosto austera, considerando il punto di vista molto generale assunto dall'autore".
E se manteniamo il senso etimologico, cos'è più erotico di questi due libri, dei quali uno classifica minuziosamente tutte le possibilità fisiche, e l'altro tratta con scientificità ed erudizione infinite l'amore che non orsa rivelare il suo nome. Così, etimologicamente, siamo di fronte a due esemplari perfetti; e dal punto di vista finalista che confonde generalmente - e non senza qualche ragione - letteratura erotica e letteratura eccitante, non abbiamo più nulla. Perché sorprendersi allora, posto che lo scrittore è qualcuno che pretende di darvi sensazioni a sua scelta, se i suoi sforzi si rivolgono verso i punti che in voi offrono minore resistenza? Perché lo scrittore non dovrebbe trarre profitto dal pregiudizio universale in favore dell'amore (amore-emozione, per esempio in "Un duro inverno", capolavoro di Raymond Queneau, o amore-azione, in "Il piccolo campo" di Erskine Caldwell)?
Come potete vedere, mi riferisco anche a esempi contemporanei. Ora, i sentimenti e le azioni che trovano nell'amore la loro origine comune - che abbiano la forma bruta del desiderio o quelle più raffinate del flirt intellettuale con citazioni e filosofia di sottofondo - sono senza dubbio alcuno (insieme a quelli che riguardano la morte, che poi sono molto affini) quelli che l'umanità prova con maggiore intensità e violenza. Alla maggior parte prova con maggiore intensità e violenza. Alla maggior parte di voi sovverrà certamente un'obiezione. Quanti tra voi tentano di considerare il resto dei loro concittadini con imparzialità sanno che una delle passioni più diffuse nel mondo moderno è l'uso di stupefacenti nella loro forma nobile (oppio, hashish) o in quella degradata: alcol e tabacco, per non parlare delle forme chimiche e ipodermiche, cocaina e morfina, che sono senz'altro da censurare. Risponderei che se ci si potesse procurare una donna tanto facilmente quanto un bicchiere di gin o un pacchetto di gauloises e se ci si potesse concedere il lusso, come nel caso dell'alcol e della sigaretta, di degustarli all'aria aperta senza aver l'obbligo di rinchiudersi in una camera sudicia e poco invitante, l'alcolismo e l'intossicazione sparirebbero immediatamente, o ritroverebbero quantomeno delle proporzioni accettabili.
Un divertente paradosso è insito nel fatto che il governo incoraggia con tutti i mezzi i cittadini a bere cognac e far bruciare dell'erba puzzolente, ma nel contempo arresta e condanna i satiri che in fin dei conti non fanno altro che tentare di praticare una funzione del tutto normale ma variamente complicata da pregiudizi e altri regolamenti. O magari non c'è nessun paradosso, si tratta di due aspetti di una cospirazione nociva. Perché è assolutamente sano, sul piano fisico, esplorare insieme alla compagna che abbiamo scelto tutte le possibilità offerte dal gioioso mistero, secondo la divertente formula coniata dai nostri padri. Mentre a bere alcol si prende la cirrosi. Questa è dunque la giustificazione dell'amore come tema letterario, e di conseguenza dell'erotismo: la carenza alla quale uno Stato condanna uno sport che, fino a prova contraria, mi intestardisco a considerare più razionale dello judo e più soddisfacente della corsa o delle parallele (attività, queste, dalle quali deriva, condividendone alcuni aspetti). E poiché l'amore, che è comunque, lo ripeto, al centro degli interessi della maggior parte della gente sana, è ostacolato e impedito dallo Stato, perché dovremmo sorprenderci se il movimento rivoluzionario assume oggi la forma della letteratura erotica?
Non bisogna farsi illusioni. Il comunismo è buono e caro, ma è diventato una specie di conformismo nazionalista. Il socialismo ha messo tanto vino nell'acqua che si è convertito all'abbondanza... quanto al resto, sorvolerò perché ignoro cosa sia la politica, che mi interessa ancor meno del tabacco... Sì, i veri propagandisti dell'ordine nuovo, i veri apostoli della rivoluzione futura, futura e dialettica, come è ovvio, sono i cosiddetti autori licenziosi. Leggere libri erotici, diffonderli, scriverli, significa preparare il mondo di domani e segnare la strada della vera rivoluzione.
(da: "Escrits Pornographiques" di Boris Vian)

da wuz.it

venerdì 8 febbraio 2008

MISTY BEETHOVEN, L'EMPORIO DEI SENSI


Se di tanto in tanto sentite la mancanza di una dose extra di glamour, MistyBeethoven fa per voi. L'Emporio dei Sensi nasce a Roma, a pochi passi da Via Nazionale, ed è il posto giusto per chi ha voglia di giocare con la propria sensualità e di trovare qualche spunto birichino... Senza prendersi troppo sul serio, naturalmente!
La fata madrina di questo regno di piacere, estraneo alla volgarità ma anche alle inibizioni, è Ornella, che voleva creare qualcosa di tutto suo... Ma ha fatto un bel regalo anche a tutti noi. Ecco cosa ci racconta a proposito di MistyBeethoven.

Da quando hai iniziato a interessarti di erotismo e sensualità?
"Non credo si possa parlare di interesse... Credo che erotismo e sensualità facciano parte di me come la musica, come il cibo, come gli amici e mia figlia. La sensualità non è un interesse: è semplicemente parte della vita".

Che cosa si trova nella tua boutique?
"E' un emporio dei sensi, e io ricerco tutto ciò che li esalta. Alla base della selezione c'è l'amore per il nuovo: mi piace l'idea di proporre nomi ancora sconosciuti in Italia, come Jean Pierre Braganza, Nicholas Kirkwood o Max Kibardin accanto a quelli ormai familiari, come Vivienne Westwood o Iosseliani. E poi Misty propone lingerie artigianale sofisticatissima, come quella di Rosamosario, sex toys di design, profumi di nicchia: la mia ricerca privilegia tutto quel che è nuovo, bello e sorprendente".

Come ti è venuta in mente la prima volta l'idea di MistyBeethoven?
"Ho vissuto a lungo a Londra, dove lavoravo nel campo della musica. Ma ogni volta che entravo da Agent Provocateur o da Ann Summers mi dicevo che un giorno avrei fatto qualcosa del genere... Nel 2005 dopo aver vissuto tanti anni all'estero, ho deciso di tornare a Roma, e capito che dovevo dare il via a un progetto che fosse solo mio".

Perché questo nome?
"'The Opening of Misty Beethoven' è un film diretto da Henry Paris. Una notte, mentre con le amiche cercavamo di farci venire in mente un nome per il negozio, una di loro ha iniziato a parlare di questo film che le era piaciuto molto... Non ha fatto in tempo a dirlo, che io già stavo esclamando: 'Ragazze ci siamo! E' nata Misty Beethoven'. Oltretutto, mi piace l'associazione, perché si tratta di una pellicola erotica, molto raffinata, ma anche comica per certi versi... Proprio come il mio Misty Beethoven".

Che cosa vuoi trasmettere con la tua boutique?
"Vorrei recuperare il rapporto umano tra chi vende e chi acquista: trovo che ci sia assoluta necessità di piccoli luoghi di rifugio dove andare e scambiare chiacchiere - e perché no, anche qualche pettegolezzo - come facevano le nostre mamme e le nostre nonne. E' qualcosa che va oltre il semplice concetto di negozio: per esempio abbiamo creato anche un'iniziativa che si chiama Esotika Erotika Psicotika: un appuntamento itinerante che ogni volta cambia pelle. Siamo riusciti a portare in Italia Paloma Faith ottenendo un grande successo, quindi proseguiremo senz'altro su questa strada".

Ci sono degli articoli in vendita di cui vai particolarmente fiera?
"Sì, sono gli oggetti meno costosi, che sono comunque selezionati con la stessa ricerca accurata dei prodotti più costosi. Ci tengo particolarmente perché dimostrano che il buon gusto non è una questione di prezzo".

Chi sono i tuoi clienti?
"I miei futuri amici e quelli vecchi".

da fashionblog.it

lunedì 21 gennaio 2008

FRANCESCO ALBERONI: LET'S TALK ABOUT LOVE


Appuntamento alle 21 al Collegio di Milano con Francesco Alberoni. Arriva in perfetto orario. Un uomo distinto, classe 1929, un sociologo che ha scritto tanto. Appare stanco ma si smentisce immediatamente: pieno di forza e di carisma racconta la sua vita, le tappe principali, le scelte importanti che l'hanno segnata. Dalla laurea in medicina, agli studi di psicoanalisi e statistica, insieme alla passione per la sociologia e la filosofia. I suoi scritti sull'innamoramento, l'amicizia, l'erotismo e la sessualità sono stati tradotti in venti lingue. E' facile rimanere affascinati da una vita così piena e anticonformista.
Come molti grandi si presenta per niente modesto, come "uno fuori dal coro". Gli chiedo dell'amore. Nel Simposio di Platone, il mito dell'androgino racconta che gli uomini primordiali erano esseri perfetti e felici, di forma sferica, formati da due corpi fusi: uomo-donna, uomo-uomo, donna-donna. Ma per peccato di hybris Zeus li tagliò a metà, creando così degli esseri incompleti, condannati eternamente alla ricerca della loro metà per ritrovare quell'unità e quella felicità perduta.
Nonostante questo bellissimo mito, nella filosofia antica, moderna e contemporanea i filosofi hanno spesso trascurato il tema dell'amore terreno, preferendo quello uomo-divinità. Pertanto l'innamoramento, la passione, l'attrazione fisica non trovano posto nelle teorie filosofiche o peggio ancora sono affrontati in chiave negativa. Sartre ad esempio lo nega, definendolo impossibile.
Alberoni, al contrario, non nega l'amore. Lo spiega tramite il concetto di "stato nascente": un incontro possibile tra persone che in un certo momento della loro vita incominciano un mutamento e si rendono pertanto disponibili a staccarsi dai precedenti oggetti d'amore, dai precedenti legami, per dare origine a una nuova comunità. Entrando in "stato nascente" (uno stato fluido e creativo, in cui ci si riconosce reciprocamente e si tende alla fusione), le due persone costituiscono un noi, una collettività ad altissima solidarietà e ad altissimo erotismo. Insieme creano una comunità.
Anche secondo Alberoni, però, l'amore eterno è talmente raro che si potrebbe dichiarare inesistente. Anzi, l'amore eterno esiste, dice lui, ma solo per le donne: solo loro sono capaci di amare per tutta la vita lo stesso uomo al di là della distanza e della morte. Un amore però unilaterale, un amore che le condanna, ancora una volta.

da voceditalia.it

lunedì 14 gennaio 2008

INTERVISTA A BLANCA CORDERO

"F.to la sua amante" è un libro intrigante e passionale: due amanti clandestini che si cercano e si amano, che non hanno inibizioni e lasciano libero sfogo ai propri sensi durante ogni incontro, senza rimanere ingabbiati in quei meccanismi egoistici che spingono a desiderare che l'altro rimanga solo per riempire un vuoto.
I due protagonisti si desiderano ardentemente, in maniera spontanea, giocosa e consapevole allo stesso tempo, tanto che i momenti che trascorrono insieme divengono intensi e tesi a soddisfare entrambi in maniera eguale.
Il romanzo erotico emoziona ed eccita molto più di una donna mezza nuda in tv, o di un calendario in edicola, perché ciò che accade potrebbe accadere a ognuno di noi... e perché la donna è davvero co-protagonista e fautrice delle sue azioni e non più solo un oggetto da esporre e usare.
Il mondo che fa da sfondo alla passione tra i due, seppur moralista e apparentemente regolare, appare oscuro e inetto, schiacciato dalla naturalezza dei gesti degli amanti, dalla dolcezza e bramosia di due persone che si vivono e compenetrano alla faccia di coloro che non sanno far altro che giudicare.
Il fatto che l'autrice sia una donna che fino a oggi si è occupata di comunicazione culturale ed enogastronomica ci permette di comprendere come, finalmente, ci si avvicini a una reale distruzione di quegli stereotipi che impedivano di trattare di determinati argomenti, specialmente dal punto di vista femminile.
Tra bigotti e benpensanti, la casa editrice Borelli ha deciso di creare una collana editoriale di grande interesse e coraggio denominata "Pizzo nero", in onore di quel tessuto che, indossato da una donna, da sempre intriga e irretisce l'universo maschile. Il romanzo di punta di questa stagione è l'opera prima di una giovane autrice trentenne, Blanca Cordero.
Simpatica e disponibile questa giovane autrice ha accettato di rispondere alle nostre domande per chiarire l'origine di questo romanzo, appartenente a un genere tanto particolare.

Perché un romanzo erotico?
"La letteratura, e quella erotica in particolare, mi piace molto. Sono una lettrice onnivora. Volevo raccontare una bella storia d'amore e di sesso, volevo farlo dal punto di vista femminile. Avevo da poco letto 'L'animale morente', un libro molto bello. Non è propriamente appartenente al genere erotico, ma ha un paio di scene di sesso travolgente. Racconta la storia di amore e sesso fra un uomo adulto e una ragazza più giovane. C'è passione bruciante. Ma c'è un limite, lo sguardo è sempre e solo quello maschile. Io volevo raccontare l'altra parte e così è nato 'F.to la sua amante'. Ma volevo fare anche di più. Volevo raccontare tutto il bello e tutto il brutto di una storia. La ricerca del piacere".

A chi si ispira?
"Penso che scrivere sia quasi sempre riscrivere. Dentro al mio romanzo ci sono gli autori che io amo. E io leggo quasi sempre per autore. Nel periodo nel quale ho scritto questo romanzo stavo leggendo Anais Nin ed Henry Miller intrecciati. Loro sono stati amanti per molto tempo. Lui è sublime. Scrive in maniera geniale. Ma le cose più autentiche le ha scritte nel periodo europeo, quando frequentava Anais e poi subito dopo, nella lontananza da lei. E lei era più autentica, più emotiva, più femmina. Poi molti altri. Montale, per esempio. Bukowski, Amado. Credo che ci siano sempre tre cose che devono andare assieme: la testa, il cuore e lo stomaco. Credo che dentro a 'F.to la sua amante' ci sia un bel frullato di emozioni autentiche".

Lei è anche comunicatrice enogastronomica. Cibo ed erotismo vanno insieme?
"Ha presente le giornate passate col suo amante a chiacchierare, mangiare, fare l'amore? Ecco: si tratta di un percorso, di un gioco. Il cibo, come il sesso, si scopre attraverso l'esperienza sensoriale, che poi diventa emozionale. Un buon vino prima si osserva, come lasciarsi sedurre, poi si tocca. C'è una fisicità quando lo si versa, quando è nel bicchiere, quando si prende il bicchiere fra le mani. Come scoprire con le mani il corpo del proprio amante. Poi c'è l'aspetto olfattivo e degustativo. Il lasciarsi innamorare. Poi ci sono le storie, il vissuto. Lo stesso è per un piatto o un dolce. In 'F.to la sua amante' mi sono molto divertita a descrivere scene di sesso e cibo o vino. C'è un gioco di scoperta continua. Poi il cibo, come il sesso sono le uniche cose, oltre all'aria, che da fuori portiamo dentro al corpo. E il primo approccio è sempre sensoriale. Il secondo è sempre culturale. Sono aspetti antichi, materiali, strutturali, che però diventano esperienziali ed emozionali. A un certo punto del romanzo lui descrive il corpo di lei attraverso dei cibi o dei vini. Ed è un viaggio alla scoperta delle nostre radici. Non a caso ho descritto piatti della tradizione, autentici. E' un viaggio alla memoria, ma è anche un gioco nel presente".

Lode a una donna che ha saputo parlare, non solo del sesso al femminile, ma soprattutto dell'amore che non conosce limiti, della conoscenza di sé che non deve mai essere una vergogna e di quel desiderio che ci spinge verso l'altro sesso.

da voceditalia.it

sabato 22 dicembre 2007

MILO MANARA TRA PRATT E FELLINI


Milo Manara, classe 1945, passeggia per Rimini, dove ha partecipato al convegno, organizzato dalla Fondazione Fellini "Federico Fellini: Il libro dei miei sogni". Milo, che recentemente ha ritirato il Premio Masi Civiltà Veneta a Pieve di San Giorgio in Valpolicella, è considerato soprattutto in Francia ma anche in Italia, tra i migliori illustratori e disegnatori di fumetti. Forse è entrato in questo mondo di fantasia grazie a Fellini, di cui ha seguito le orme dopo aver visto al cinema "8 e 1/2", nel 1963. Dalla prima pubblicazione noir "Genius" (1969) alla saga dei Borgia, realizzata con Jodorowsky, non ha mai smesso di disegnare. Dopo la prima parentesi erotica con Jolanda de Almaviva, collabora con Saverio Pisu, con cui crea "Lo scimmiotto". Degni di nota "HP e Giuseppe Bergman" (omaggio a Hugo Pratt), il western "L'uomo di carta", la cooperazione diretta con Pratt "Tutto ricominciò con un'estate indiana", pubblicata su "Corto Maltese". Poi, dopo varie pubblicità, fumetti e illustrazioni, finalmente, nel 1990, la collaborazione con Fellini: "Viaggio a Tulum", cui seguirà "Il viaggio di G. Mastorna detto Fernet". Altre escursioni nel mondo del cinema le fa poi con registi Pedro Almodovar, Alejandro Jodorowsky e Robert Rodriguez.

Una delle cose che Pratt ti rimproverava era la difficoltà di rintracciarti, forse per i troppi impegni.
"E' vero, sia Pratt che Fellini mi hanno sempre rimproverato il fatto che io non telefono mai, perché ho una certa antipatia per i telefoni. C'era una grande differenza tra il lavorare con Pratt e Fellini. Con Pratt c'era molto dialogo, la fiducia era totale. Lui mi dava la sceneggiatura con degli schizzi sopra, e mi ha sempre lasciato la regia, la messa in scena del fumetto. La storia era sempre un po' mia. Con Fellini era il contrario. Voleva controllare ogni minimo dettaglio. Prima lui faceva gli storyboard, i disegni vignetta per vignetta, poi io facevo una brutta copia e gliela sottoponevo. Federico decideva ulteriori modifiche che io riportavo. Infine la bella copia, che era comunque il frutto di tre o quattro passaggi. Per me è stata una scuola enorme, anche se il lavoro è stato completamente diverso rispetto a Pratt. Hugo mi trattava come un collega, con Fellini il rapporto era simile a quello che aveva col suo direttore della fotografia, con lo scenografo, il costumista. Io ero tutte queste figure messe assieme, il suo cast, e lui era il regista. Comunque a me andava bene anche così, perché mi piaceva sfruttare l'occasione di lavorare con il Fellini regista. Fu una scuola splendida ma molto dura, impegnativa".

Alla direzione di "Linus" arrivavano le tavole realizzate con Fellini. Come mai c'erano sempre delle variazioni dell'ultima ora?
"Sì, c'era questo ulteriore dettaglio inquietante. Di puntata in puntata, Fellini mi diceva di aver ricevuto delle telefonate da esseri extraterrestri. Io rido ricordando le situazioni, non perché non ci creda. Credo estremamente in queste cose, ma per la situazione paradossale. A un certo punto, mi chiamava e mi diceva: 'Milo, anzi, Milone, devi venire subito qui perché dobbiamo parlare di un cambiamento da fare sulla storia, perché ho ricevuto una telefonata'. Allora io mi precipitavo a Roma in corso Italia, a volte a casa sua. 'Ho ricevuto una telefonata da queste voci che venivano da una distanza siderale, precisava, e mi hanno detto che in questa puntata bisognerebbe aggiustare qualche frase, perché stiamo andando in una direzione che forse non è proprio quella giusta'. Allora si ricominciava. Ricordandola adesso, per me è stata proprio un'esperienza da sogno, perché oltre alle sue personali considerazioni, c'era anche la valutazione esterna di questa entità inconoscibile che ogni tanto si faceva viva per commentare il progresso della nostra storia. L'unico aggettivo per descrivere quell'esperienza è: felliniana".

Per lui hai realizzato anche dei manifesti ufficiali.
"Sì, per gli ultimi suoi due film, 'Intervista' e 'La voce della luna'".

Insieme a Guido Crepax, negli anni '70 e '80, eri considerato un maestro dell'erotismo a fumetti. Qual era il tuo rapporto con lui?
"Ho sempre avuto grandissima stima di Crepax. Peccato che l'abbia conosciuto molto tardi. Mi ricorderò sempre la commozione quando gli dissi di averlo sempre ammirato molto. Lui purtroppo era abituato a non essere molto considerato nell'ambiente del fumetto. Soprattutto negli ultimi anni, quando quel mondo era un po' cambiato, incarognito, e Guido era considerato l'uomo del passato. Per me era veramente un genio e il fumetto in generale gli deve moltissimo. Quello italiano in particolare, per la sua proiezione nel mondo, in una misura che non si può neanche descrivere. Tempo fa c'era una rubrica, mi pare su Repubblica, dove volevano mettere due persone a confronto, per creare polemica, una specie di ring. Per l'inaugurazione a me avevano chiesto di essere l'antagonista di Guido Crepax. Io mi sono rifiutato. Dissi loro di non aver nulla contro Crepax, anzi, che era stato uno dei miei maestri. Guido l'ha saputo, evidentemente, e mi è stato molto grato, oltre che sorpreso. Ha dimostrato di aver apprezzato la cosa, perché allora si sentiva molto isolato. Per riassumere, il nostro era un ottimo rapporto".

La classica domanda finale di rito: cos'hai in cantiere?
"Adesso, curiosamente, sto lavorando con un altro regista, anzi con due registi. Sul piano del fumetto sto facendo il terzo volume della Saga dei Borgia con Alejandro Jodorowsky. I primi due volumi sono già usciti, oltre che in Francia, anche in Italia. L'altro regista è quel Robert Rodriguez micidiale che ha fatto 'Sin City'. Io sto fornendo disegni su richiesta sua e di Dino De Laurentis per 'Barbarella', che stanno realizzando".

Sarebbe un remake del film di Vadim?
"Non lo chiamerei remake perché non ha niente a che vedere con il primo 'Barbarella', diciamo un sequel".

da delcinema.it

martedì 4 dicembre 2007

NASCE ZAHRA DALLE MANI DI ROBERTO BALDAZZINI


Nasce Zahra, un personaggio creato da Roberto Baldazzini per il freddo che scalda gli animi di chi osserva le sue forme sinuose, un nuovo personaggio del prolifico autore che riempie le pagine del calendario 2008 della società Zanotti, azienda italiana leader nella produzione di impianti per la refrigerazione industriale con basi in tutto il mondo. Il calendario esclusivo e a colori verrà destinato ai vari distributori mondiali e in parte potrà essere venduto agli appassionati e ai collezionisti.

Come nasce il personaggio di Zahra?
"Tra i tumulti di una nuova passione! Potevamo scegliere pure immagini femminili, invece subito è parso necessario lavorare su un carattere di donna che potesse raccontarsi anche in seguito. Questo è il terzo calendario che realizzo, direi il più sexy, mi è piaciuto moltissimo crearlo. Mi sono comportato come quando parto per un progetto a fumetti, come quando si tratta di inventare un nuovo straordinario prototipo femminile. La ricerca non è poi stata così lunga, anche se ci ho impiegato un paio di mesi per arrivare ad avere queste sei immagini di Zahra sotto gli occhi e dire 'Ottimo lavoro, Roberto!'. Questa primavera avevo sui polpastrelli delle dita la sensazione di voler sviluppare qualcosa di nuovo ed ecco che la proposta del calendario da parte della ditta Zanotti, ha reso possibile questo. Zahra incarna una donna soda e robusta, intraprendente e bellissima, un corpo statuario in una mente decisa a trovare delle risposte alle difficoltà che la vita le può offrire. La sua dolcezza può incutere timore, forse perché è intrisa di aggressività, quella giusta dose per difendersi e osare".

Come si è sviluppata la collaborazione con Zanotti?
"Bene, ho trovato subito la disponibilità e l'accoglienza utile per lavorare in piena libertà creativa! Diventa molto importante che il produttore, in questo caso la Zanotti, abbia estrema stima del lavoro creativo dell'artista, io questo l'ho sentito e mi ha permesso di affrontare il progetto con il piacere di una ricerca quasi scientifica. Devo ringraziare Nancy Marchini per il sostegno oserei dire 'quotidiano', durante la lavorazione e Walter Maiocchi, il rappresentante della società, per la fiducia accordatami".

Da cos'hai trovato ispirazione per creare Zahra?
"Dalla ricerca di un prototipo nuovo e diverso, un personaggio con caratteristiche non ancora evidenziate in altri... mi piace veramente trovare sempre nuove figure, invece di fossilizzarmi sulle stesse per molto tempo. Zahra incarna una vera femmina, un carattere così femmina non l'avevo mai disegnata e mi piace l'idea di poterlo sviluppare ancora, magari potrebbe pure diventare fumetto. Zahra è una donna dinamica, che potrebbe sfidare chiunque e superare facilmente qualsiasi ostacolo che le si mette di fronte, ma nello stesso tempo è capace di abbandonarsi al piacere di essere amata... Accanto a Zahra ci sono gli elementi che caratterizza la Zanotti: gli impianti di refrigerazione, quindi il vento, l'aria fredda che contrasta con il corpo turgido della femmina, lei si trova a suo agio tra queste 'macchine' come se fosse il suo habitat naturale".

Che cosa accadrà ai disegni originali di Zahra?
"Ecco, questo è un altro capitolo importante di questa storia, gli originali, come i calendari sono in vendita e il ricavato andrà in beneficenza, fino a questo momento non sono ancora in grado di dire chi sarà il beneficiario, ma ci sono diversi enti e associazioni che sono state prese in considerazione. Anche l'erotismo si può prestare a raccogliere fondi per aiutare chi ne ha bisogno".

Continuerai la collaborazione con Zanotti anche il prossimo anno: hai già delle idee su come potrebbe presentarsi al pubblico Zahra del 2009?
"Sì, per esempio mi piace il fatto che la Zanotti venda i suoi prodotti in tutto il mondo, allora pensavo a Zahra che si trovava a fare il giro del mondo, tra popoli e costumi 'sconosciuti'. Il fatto di avere ancora la possibilità di disegnarla mi ha messo in fibrillazione, nella mia mente il personaggio si muove e agisce, cambia d'abito molto spesso, anche se gli abiti saranno per lo più succinti, ma le figure che la rappresentano dovranno per forza di cose essere poche, sei per la precisione. Allora il compito di selezione diventa arduo, perché in poche immagini va focalizzato tutto il mondo di Zahra. Devo cercare di raccogliere, in poco spazio, tre elementi fondamentali, bellezza, erotismo, passione... e disegnarli".

da delirio.net

lunedì 26 novembre 2007

TINTO BRASS: "LE NATICHE NON SANNO MENTIRE"


Conviene frequentarlo Giovanni Brass detto Tinto, veneziano di sangue russo. Dove c'è lui le donne vanno e vengono, belle, adoranti e complici. Abbottonato nel pastrano nero e la cravatta fucsia, la voluttà fatta uomo addenta l'enorme wurstel di tabacco, lo mastica e poi lo accende, celebrando ogni volta a cerchi di fumo la pace con se stesso. Erotizza qualunque cosa, Tinto, i sigari, le donne, i ricordi, le parole. A 74 anni, un epicureo irrecuperabile. Molto bella, molto complice, discretamente adorante al suo fianco Caterina Varzi, psicoanalista junghiana. Stanno lavorando insieme sulla sceneggiatura di "Vertigini", il suo prossimo film. Reduci da Segovia, in partenza per Torino. "Mi ha invitato Nanni Moretti. Cercava una chicca per il suo Festival e ha scelto un mio vecchio film, 'Chi lavora è perduto'".

Lo stesso Moretti il cui cinema lei ha definito un lassativo?
"Quando mi ha telefonato gli ho chiesto: sei Moretti o Fiorello?".

Resta il concetto di lassativo?
"Il 'Caimano' non mi è dispiaciuto, merito anche di quello strepitoso attore che è Silvio Orlando, uno credibile qualsiasi cosa faccia".

Un segnale forte. L'élite del cinema italiano riscopre Tinto Brass.
"Solo in Italia mi snobbano come autore. In Francia molti critici mi amano da sempre. Ma anche in Spagna. Al festival di Segovia hanno proiettato il mio 'Monamour' in una chiesa sconsacrata a mezzanotte. Ho esaltato Zapatero nelle interviste. Un uomo che mi piace. Ha il sorriso sornione degli umani sessualmente soddisfatti. Mi ricorda la Gioconda".

L'analogo italiano?
"Antonio Di Pietro lo immaginavo nella parte di Mellors, un ruspante stallone, per un mio rifacimento di Lady Chatterley. Mi piace molto la Melandri. La vedrei bene sul set insieme alla Mussolini. Siamo stati a un passo dal lavorare insieme con Alessandra, in 'Paprika'".

Si è dato anche alla letteratura.
"Sto promozionando il mio ultimo libro su un tema a me caro".

Tiro a indovinare. Ha a che fare con il culo?
"Si chiama 'L'elogio del culo'. Si vende come il pane. Sulle aste di internet è arrivato a 15 euro dai 3,90 di partenza. Tullio Pironti, l'editore, voleva un autore colto, trasgressivo e popolare, il mio ritratto".

Le è venuto facile scriverlo.
"Si è scritto da solo. E' una vita che perlustro gli emisferi gemellari".

Non ha bisogno di alibi culturali lei per esaltare gli emisferi gemellari.
"Mi sono proposto come culologo alla televisione, invece della mano avrei letto i culi. Hanno rifiutato. Eppure stiamo parlando della sintesi conica del linguaggio del desiderio. I bei culi sono ipnotici. Una volta ne ho seguito uno da Milano fino a Mosca".

Gli italiani sono più per le tette.
"Sono gli americani i maniaci delle tette. Lo era Federico Fellini, certamente. Io sono più un Ass Man. D'altronde era già tutto scritto nel mio cognome".

Lei certo disapprova questo malcostume per cui, nel set come nella vita, la faccia ha più dignità del culo.
"Sul piano etico il culo è più onesto della faccia, non inganna, non è maschera ipocrita. Il mio libro comincia con un sillogismo aristotelico. Tesi, il culo è lo specchio dell'anima, antitesi ognuno è il culo che ha, sintesi, mostrami il culo e ti dirò chi